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27 luglio 2011

Stop ai falsi competenti, le proposte sull'handicap devono essere fatte da chi lo vive



Spunto di riflessione, una lettera scritta da un docente di sostegno su OrizzonteScuola.
La lettera è evidentemente rivolta al discusso rapporto, edito da Erickson e promosso da Associazione Treelle, Fondazione Agnelli e Caritas, che avrebbe il presuntuoso intento di risolvere i problemi legati all'integrazione scolastica degli alunni disabili, sottovalutando ed eliminando nella sostanza, la figura dell'insegnante di sostegno.
Cito testualmente un paio di brani specifici e significativi:
"... Apprendere che autorevoli associazioni, fondazioni ed enti caritativi formulano a tavolino giudizi sul lavoro altrui fa venire il mal di pancia...[..] Noi, insegnanti di sostegno, chiediamo a gran voce che eventuali studi, ricerche e proposte sul tema dell'handicap vengano fatte da chi la disabilità la vive tutti i giorni: partendo dalle famiglie, dalla scuola e dal mondo del lavoro. Solo ascoltando i diretti interessati si potranno trovare, un giorno, le giuste soluzioni alle delicatissime problematiche dell'handicap".
Nulla di più vero! In un momento storico in cui tutti si mescolano a tutto e dove si perde il valore della specializzazione, della conoscenza e della competenza, nulla di più vero!
Ci uniamo a questo coro di voci e gridiamo basta ai "rapporti", alle proposte di legge, agli interventi e ai giudizi, a tutto ciò che non venga da chi abbia la piena conoscenza della materia. E questa si può avere solo con l'esperienza quotidiana sul campo! Non c'è altra scelta, non può funzionare bene, diversamente. E chi effettua materialmente il "rodaggio" di Leggi, Decreti e Circolari Ministeriali varie? Chi testa ogni giorno l'efficacia dell'impalcatura costruita per rendere accessibile la scuola alle persone con disabilità? Non sono forse le famiglie degli alunni stessi e non è il personale docente, soprattutto quello qualificato per il sostegno?
Siamo noi genitori in primis a fare il collaudo e dovremmo essere noi gli interpellati, prima di qualsiasi manovra o progetto. O meglio, il progetto di legge od eventuali modifiche, dovrebbero essere fatti esclusivamente dopo aver ascoltato le proposte dei diretti interessati.
Solo su questa base si può costruire qualcosa di utile e risolutivo.
E invece ci lasciano quaggiù, ad aspettare il prossimo personaggio che, senza provare nemmeno lontanamente ad avvicinarsi alla comprensione del "vivere da disabile", partorisca l'ennesima idea catastrofica o provi con tutte le forze a minare le uniche conquiste fatte da trent'anni a questa parte.
Se chi è preposto a legiferare ci ascoltasse, saprebbe che nessuna proposta è più lontana dalla soluzione, di questi recenti interventi, manovra economica compresa: gli alunni disabili hanno bisogno di avere insegnanti specializzati e competenti, con alle spalle corposi percorsi di studio e tanta esperienza. Hanno bisogno che venga rispettato il rapporto alunno/insegnante 1:1, che ne garantisca la qualità. Hanno bisogno che l'iter di riconoscimento della patologia sia serio ed approfondito, al fine di un progetto di vita più mirato. Non ci servono sportelli speciali o consulenti tecnici fuori campo. Non possiamo permetterci esperimenti vaghi e perdite di tempo.
E a chi ha il coraggio di lanciare ridicole illazioni su ipotetici "falsi alunni invalidi", rispondo che forse è il caso di fare un'indagine sui "falsi competenti" in materia di disabilità.
Serietà e rispetto per favore, rispetto per dei ragazzi che lottano per un diritto che per altri è assolutamente scontato: l'ISTRUZIONE.

(immagine estratta da il fattoquotidiano.it)


18 luglio 2011

Storie di ordinaria discriminazione: scuola domiciliare, dopo il danno anche la beffa



Vi racconto una storia pesante, fatta di malattia e di disabilità. Una storia così assurda da poter sembrare incredibile a chi vive in una realtà lontana da queste cose. Purtroppo, all'ordine del giorno per chi invece conosce il significato della parola "disabilità".

Certi eventi appaiono ancor più terribili e ingiusti quando si accaniscono sui bambini.

Ma questo si può e si deve accettare, perchè fa parte della vita. Intelligentemente, col tempo, bisogna metabolizzare il dolore e rimboccarsi le maniche. Ed è questo che ha fatto Barbara, con tanto coraggio.

Ciò che invece non si può accettare, è l'abbandono delle istituzioni, l'incuria, i ritardi, il menefreghismo.

Barbara è una mamma abruzzese, territorio già tristemente segnato dal terremoto. Vive a Collecorvino con i suoi tre figli. Purtroppo al più piccolo, viene diagnosticato un grave tumore all'età di due mesi, una sentenza che comporterà per lui un calvario indicibile: lunghissimi periodi di ricovero in ospedale, cicli di chemioterapia a soli undici mesi, tracheotomia a tredici mesi e, come se non bastasse, una tetraparesi sopraggiunta per compressione midollare.

C. ha ora otto anni e grazie al cielo, alla sua famiglia e a quella parte di terapie che hanno funzionato, è vivo. E' bello, ha due occhi che esprimono tutta la sua voglia di vivere e di farcela. La sua vita è però scandita da controlli medici costanti e da attenzioni particolari, dovute all'indebolimento del suo sistema immunitario duramente provato. In sostanza, non può frequentare la scuola: un ambiente così ad alto rischio di contagio per malattie, sarebbe troppo pericoloso per lui.

E dopo il danno, qui comincia anche la beffa.

Esistono delle normative di riferimento che tutelano queste situazioni di emergenza, allo scopo di promuovere la piena integrazione e salvaguardare il diritto sacrosanto e Costituzionale all'istruzione di ogni individuo. Esistono, ma ancora una volta, sono solo sulla carta.

Dal 2005 il bambino è seguito in assistenza domiciliare integrata (A.D.I) da un'equipe della Asl territoriale; la mamma si è subito attivata per richiedere l'istruzione domiciliare.

Qui le prime lacune: la neuropsichiatra della Asl stila un diagnosi funzionale approssimativa, senza conoscerlo e senza effettuare alcun test cognitivo. I genitori presentano la domanda documentata alla scuola di appartenenza, ma l'iter si inceppa in più punti: la scuola non rispetta le scadenze per l'invio del progetto all'Usr... I fondi regionali non ci sono... la maestra di sostegno non è disponibile al servizio domiciliare.

Morale, C. salta il suo primo anno di scuola.

In prima elementare la situazione non migliora, Barbara confida in qualcosa di meglio, ma in realtà troppi sono i piedi che calpestano i diritti di suo figlio. In un solo anno scolastico, cambieranno addirittura cinque insegnanti, in barba al diritto di continuità sancito dalla Legge Quadro sull'Handicap 104/92. E nello stesso modo, non viene considerata l'importanza del rapporto 1:1 (un insegnante su un solo alunno) previsto nei casi gravi. Vi è forse il dubbio che il bimbo possa non rientrare nei casi gravi..? Sarà solo grazie alla buona volontà e alla solidarietà di pochi che il bambino inizierà a conoscere qualche briciola di quella vita che gli spetta: i compagni, gli zaini colmi di colori e di profumi nuovi, la condivisione, la conoscenza...

In seconda elementare la situazione è ancora barcollante, solo ai primi di ottobre arriva un'insegnante di sostegno che però fa parte di un altro organico e non riesce ad effettuare una programmazione con le altre insegnanti, tanto che viene proposto di spostare C. presso la scuola dove opera questa docente. E' una quarta classe, ma non hanno scelta. Si dovranno accontentare di tre misere ore di sostegno a settimana, che verranno successivamente integrate da altre sette dopo il progetto e nemmeno per tutto l'anno scolastico.

Così C. finisce la "sua" scuola ad aprile, due mesi prima degli altri bambini.

Da restare inebetiti. Quante inutili parole vengono scritte e quanto ci sembrano inefficaci queste leggi a tutela, nelle mani di persone incompetenti e maldisposte.

Chi ci tutela dagli errori degli incompenti? E dall'ignoranza?

Chi restituisce l'infanzia a questo bambino?

Mi chiedo se le scuole conoscano a sufficienza questa materia. Troppi sono gli errori di percorso.

Il progetto che dovrebbe tutelare i diritti di C. e degli altri bambini in analoghe situazioni, si chiama "Servizio di istruzione domiciliare" e si attua attraverso le linee guida del Miur.

La Legge a tutela di quelle che sono le basi per attuare la piena integrazione scolastica e non solo, dei soggetti con handicap è la 104/92. Tra gli altri riferimenti importanti, vi sono la Carta Europea dei diritti del bambino in ospedale e varie Circolari Ministeriali, così come sono importantissimi gli Accordi di programma tra i vari enti locali, nel progetto di vita del bambino disabile. Una nota a proposito è la recente C.M. 24/3/2011 - n. 24, dove il Miur comunica la ripartizione di euro 2.950.550 a sostegno e potenziamento di questo settore, per l'anno 2010/2011. Non sono pochi, considerando che tali risorse finanziarie non costituiscono le uniche fonti, in quanto possono concorrere alla realizzazione dei progetti di istruzione domiciliare, in ogni ambito territoriale regionale, anche altri soggetti istituzionali, quali Comuni, Province e Regioni...

Questa storia è una delle tante, segnate dalla mancanza di buon senso, solidarietà globale e professionalità.

Ora Barbara e il suo bimbo sperano che il prossimo anno scolastico si apra con buone nuove e che finalmente gli venga garantita una vita il più possibile adatta alla sua età e che lo liberi dall'emarginazione in cui è stato costretto finora.

Il D.S. della scuola di Collecorvino pare sia riuscito a preparare un progetto per C., dal titolo romanzesco e un pò vago "Una finestra sul mondo"...

A noi sarebbe bastato e piaciuto di più " Un cancello aperto a tutti". Quello della scuola.

Staremo a vedere con i prossimi aggiornamenti sulla vicenda.


(foto da circolodidatticogenovasturla.it)

    11 luglio 2011

    La scuola degli orrori


    Non a caso l'immagine provocatoria scelta per questo post è la locandina di un film horror del 1987. La scuola dovrebbe essere un luogo meraviglioso, dove si entra per iniziare il proprio viaggio verso la vita. La scuola dovrebbe essere "accoglienza" nel senso più pieno del termine, due braccia pronte ad aprirsi verso quei piccoli individui indifesi, inconsapevoli e ancora tutti da formare. La scuola, culla della cultura e promotrice dei sani principi. La scuola, protettrice delle diversità. La scuola...
    La realtà è tristemente diversa e non è più possibile appigliarsi a quelli che sono ormai dei vuoti luoghi comuni.
    Sono troppe le vicende gravi che hanno come sfondo l'istituzione scolastica e spaventosa l'omertà che protegge i colpevoli di tali reati. Bambini picchiati, torturati, seviziati, spogliati e messi alla gogna dei compagni, rinchiusi nei ripostigli bui. Bambini e ragazzi disabili traditi da chi dovrebbe sostenerli. 
    Nel migliore dei casi, vittime di incompetenza, di mancata assistenza.
    Sconcertante è il fatto che spesso questi pseudo educatori, compresi anche quei dirigenti che approfittano della propria carica per farsi le leggi da sè, possano continuare a lavorare. Vergognoso è che di fronte alle video registrazioni e alle testimonianze stesse dei bambini, non venga immediatamente data una punizione esemplare!
    Fatelo per salvaguardare i bambini indifesi e fatelo per la scuola stessa, soffocata da soprusi e discriminazioni. Fatelo per i genitori, che possano tornare a sperare di poter lasciare i propri figli "in buone mani". Fatelo per la categoria degli insegnanti, quelli "normali".
    Si, quelli normali, qui non si parla più di bravura, di capacità di insegnamento. 
    Qui inizia ad essere necessaria, come prima qualità per poter accedere alla professione di docente, la "normalità". Questo genere di professioni richiedono l'esigenza di testare la salute mentale e psichica dei futuri insegnanti, prima di concedere l'abilitazione: certi comportamenti disumani non sono spiegabili se non con la patologia mentale preesistente. Oppure con una lucida crudeltà che esula dai normali esseri umani. E allora, che le scuole e gli istituti che ospitano bambini indifesi siano anche dotati di telecamere! Quale privacy si dovrebbe tutelare, quella dei mostri?
    Perchè i mostri esistono, ora quei bimbi lo sanno. Esistono Barbablù, l'Orco, la Strega Cattiva e l'Uomo Nero. E sono pronti ad ingoiarli, proprio dietro al cancello della scuola degli orrori.


    (immagine da cinemastore.it)
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