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13 maggio 2020

Didattica a distanza, troppo distante dagli alunni disabili




La didattica a distanza, per quanto sia stata ed è ancora una necessità emergenziale, ha messo in evidenza tante carenze.
Sicuramente gli insegnanti vanno apprezzati per essersi attivati in poco tempo cercando di tamponare l’inaspettata lacuna causata dal coronavirus, ma i feedback di questa esperienza non sono proprio esaltanti. Non è facile gestire la didattica quotidiana attraverso lo schermo di un computer, coinvolgere gli studenti nelle lezioni e far mantenere loro l’attenzione sugli argomenti trattati. E’ tutta un’altra storia, non c’è più la classe, non c’è il contatto fisico, lo scambio diretto,  il confronto vero. Manca l’anima della scuola.

E se le difficoltà possono esserci per ragazzi che non hanno alcun deficit, immaginiamo quali problemi stiano affrontando gli alunni che hanno delle disabilità, e le loro famiglie. Pensiamo a quei genitori che devono farsi in quattro e compensare pure la figura del docente di sostegno che, in una didattica a distanza, non trova più spazio di azione perché viene a mancare la necessaria sinergia con l’alunno e con la classe.
E pensiamo alle famiglie che non hanno ausili informatici adeguati o che non hanno l’abilità o l’istruzione per aiutare il figlio a usarli adeguatamente.
E che dire della connessione che è spesso un terno al lotto?

Ci sarebbero tanti aspetti da evidenziare, ma mi coglie una certa stanchezza di parole…
In questo contesto, tristemente, si delinea ancor di più la fragilità degli studenti disabili, ostaggi di una realtà che non riesce a trovare soluzioni intelligenti per integrarli con dignità, e di fronte a un'emergenza come quella del covid19, tutto si intoppa impietosamente.

Eppure la didattica a distanza dovrebbe essere stata presa in considerazione molto tempo prima di questa emergenza, perché era già utilizzabile nei casi di alunni con patologie  gravi. Insomma, questa strategia d’emergenza sarebbe dovuta essere più “smart” e su misura di quello che sta mostrando durante la pandemia.
Cambierà qualcosa dopo questa enorme prova che ci ha travolti tutti? Mah.
Io penso che "il mondo dei disabili" - così come amano chiamarlo soprattutto i politici - ne uscirà ancora più sconquassato, impoverito, sfiancato dalla fatica di esistere.

In questo periodo pensavo che, intanto, questa "distanza" che toglie il cuore alla didattica potrebbe essere compensata dai docenti "bucando" lo schermo con un surplus di espressioni di sentimento, di calore, di gioia... insomma trasmettendo molto di più proprio per la mancanza di fisicità. Un po' come fanno gli attori, che riescono a emozionare e a coinvolgere gli spettatori attraverso lo schermo.  E' il cuore, oggi, che deve venire fuori da quello schermo.
E' il cuore che, in mancanza di altro, bisogna far sentire fortemente a chi è più fragile. Mille volte di più.

28 agosto 2017

Scuola, iniziare a settembre è un diritto di tutti





L’inclusione si attua anche attraverso una partenza dell’anno scolastico uguale per tutti gli studenti. Purtroppo per gli alunni tutelati dalla legge 104/92 quell'inizio settembrino, che per il resto della popolazione scolastica è scontato, sta diventando un frustrante miraggio. La garanzia di una regolarità che contribuisca ad annullare le differenze, seppur ribadita sulla carta, stenta a essere applicata nei tempi utili, conseguenza di ritardi burocratici e di una poco funzionale organizzazione delle risorse. Le cause derivano dai tempi lunghi per l’assegnazione degli insegnanti di sostegno e per l’AEC (assistente educativo culturale), oltre all'inefficienza o la mancanza totale del trasporto dedicato.
Per tali motivazioni la Fish Onlus - Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap - ha incontrato per tempo la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, anticipando la necessità di non ritrovarsi nuovamente di fronte alle stesse annose problematiche. Da parte sua, la Ministra ha informato circa l’emanazione di una circolare specifica, destinata ai dirigenti scolastici, che attenzioni a contrastare attivamente i ritardi nelle nomine delle figure specializzate, indispensabili all’autonomia dei ragazzi con handicap, in base anche alle indicazioni del decreto legislativo 66/2017 relativo alla promozione dell’inclusione scolastica. Il recente decreto ribadisce il principio dell'art. 3 della Costituzione italiana, in base al quale tutti i cittadini hanno pari dignità sociale senza alcuna distinzione, e che è compito dello Stato rimuovere gli ostacoli che possano limitarne la libertà e l'uguaglianza. Viene sottolineato come sia dovere fondamentale di tutta la comunità scolastica assicurare il successo formativo di ciascun alunno. È altresì promossa la partecipazione della famiglia e delle associazioni di riferimento.
Valeria Fedeli si è inoltre impegnata a garantire la regolarità del servizio di trasporto scolastico attraverso i fondi recentemente stanziati allo scopo. È stata ricordata anche l’importanza, ai fini di un miglior apprendimento per tutti, del rispetto del numero massimo di ventidue studenti per ogni classe che presenti un alunno con disabilità. La Fish provvederà a verificare che le garanzie si concretizzino, monitorando l’andamento dell’apertura dell’anno scolastico 2017-2918, attraverso la raccolta e la segnalazione delle situazioni di disagio.

8 febbraio 2017

Legge delega sostegno, un calcio all'integrazione



credits:erasmus student netw

La legge delega Sostegno (107/2015) approvata dal Consiglio dei Ministri a metà del gennaio scorso è una vera e propria bomba scagliata su decenni di battaglie fatte per il diritto allo studio e l'inclusione dei ragazzi con disabilità.
Un testo che va a depotenziare notevolmente quella legge 104/92 così chiara e lineare, costruita realmente con la volontà, sacrosanta, di restituire diritti e dignità a quegli studenti che vivono una condizione di handicap fisico o mentale. 

Le deleghe di questa recente riforma sono contenute in una serie di atti: n. 377 (formazione iniziale); n. 378 (sostegno e inclusione); n. 379 (istituti professionali); n. 380 (infanzia – sistema integrato 0-6 anni); n. 381 (diritto allo studio); n. 382 (valorizzazione patrimonio); n. 383 (scuola italiana all'estero); n. 384 (certificazione competenze ed esami di stato).

Sono tanti i punti da rivedere e coinvolgono non solo gli studenti ma anche gli insegnanti e le famiglie. In particolare gli atti 378 e 384 sono oggetto di un'autentica rivolta che vede riunite associazioni, gruppi di famiglie e di docenti: la Rete dei 65 movimenti per il sostegno ne chiede il totale ritiro in favore dei principi inalienabili della Legge 104/92. A tal fine è stato redatto un documento che sarà base di confronto con il Parlamento. Il 23 febbraio prossimo è stato organizzato un presidio davanti Montecitorio.

Con la delega 378 viene innanzitutto istituito un gruppo territoriale (GIT) con sede presso gli USR, composto da due dirigenti scolastici e due docenti scelti dal dirigente dell'USR, che si evidenzia come un organo slacciato dal contesto vicino alle reali necessità degli studenti. I GIT faranno sparire tutti quei gruppi di studio, lavoro e stesura del PEI finora presenti all'interno delle istituzioni scolastiche. Tutto in nome della “razionalizzazione” delle risorse, ma quei limiti disponibili”, in questo contesto, sono un principio riconosciuto illegittimo anche dalla Corte costituzionale in una sentenza, la 80/2010, che pone chiaramente come priorità il diritto allo studio dei ragazzi disabili rispetto ad un mero meccanismo di risparmio.  
Inoltre, con la 378 vengono gravemente esclusi dal percorso integrativo di questi studenti sia le famiglie che i servizi socio-sanitari. Che senso può avere un PEI privato di quelle figure fondamentali nell'organizzazione di un programma individualizzato? 

Esaminando l'atto 384, in riferimento agli esami di stato, troviamo un'altra sorpresa: viene sostanzialmente negata la licenza media a quegli studenti non in grado di sostenere prove equipollenti a quelle ordinarie. A loro sarà concesso un attestato di credito formativo. Tutto il sistema che fino ad oggi era stato studiato per tutelare gli studenti con handicap, basato su prove adeguate che ne considerassero il potenziale, per poter raggiungere ugualmente l'obiettivo della licenza, crolla miseramente. Quegli obiettivi minimi che permettevano giustamente di avere una programmazione equiparabile a quella di tutti gli altri studenti, non esisteranno più. In tal modo si delinea un percorso formativo di livello inferiore e questo è un calcio all'integrazione, un ritorno alla “separazione”, alla ghettizzazione di tanti ragazzi che hanno una disabilità, alla privazione di una possibilità nel loro futuro.

Da sottolineare il fatto che questa riforma non valuta lo studente disabile in base alle sue necessità relazionali e sociali, ma dal punto di vista strettamente medico. La persona, non più persona ma "patologia".

Già di fronte a tali evidenze, senza voler entrare in altri particolari discutibili relativi alle deleghe di cui sopra (continuità scolastica, sostegno adeguato, formazione docenti, qualità scolastica, ecc.), si è scatenato il dissenso dei diretti interessati che, su vari fronti, stanno facendo leva affinché il decreto venga modificato nei punti evidenziati, e laddove si leda fortemente lo spirito della legge cardine dell'integrazione scolastica siano ritirati totalmente gli atti.

In particolare vorrei segnalare l'incontro, organizzato il prossimo 10 febbraio a Roma (via Giacomo Peroni 452, dalle 11.30 alle 14.30) dalla dottoressa Evelina Chiocca, che vedrà insieme genitori e insegnanti per discutere in particolare dei decreti 378, 384, 377. Tramite la pagina Facebook dell'evento “Sostegno 378”, sta partendo una seconda iniziativa per recarsi a Sanremo ad attenzionare l'opinione pubblica su ciò che accadrebbe se i decreti fossero approvati senza le opportune modifiche.

Quando ci sono di mezzo dei diritti personali inalienabili non si possono costruire leggi basate su criteri “contabili” e come tali disumani. Pare assurdo che dei rappresentanti politici possano partorire simili concezioni di integrazione, come se un essere umano si potesse ridurre ad una operazione matematica, dove peraltro prevale la “sottrazione” e la “divisione”.
Queste recenti riforme continuano ad abusare dei termini “integrazione”, “inclusione”, “sostegno”, dove è evidente la mancanza di comprensione profonda della sofferenza che si cela dietro a delle conquiste raggiunte dopo decenni di discriminazione e che, ancora oggi, faticano a farsi valere nonostante una legge concepita perfettamente, la 104/92, che basterebbe tutelare e far applicare, sempre.

26 ottobre 2016

Sentenza Tar, in classe non oltre venti alunni




La sentenza è la numero 1367 del 19 settembre 2016: nelle classi dove è presente un alunno disabile non potranno esserci più di 20 alunni.
Il Tar della Toscana ha risposto così al ricorso di due genitori contro l’istituto superiore frequentato dal proprio figlio, la cui classe contava ben 31 alunni, dei quali due con disabilità. 


Questo è stato considerato pienamente illegittimo, in quanto in contrasto con le normative che già stabiliscono che le classi che hanno un alunno disabile al loro interno non possono superare il numero di venti elementi. Un eccessivo affollamento, infatti, potrebbe compromettere non solo il percorso educativo e l’integrazione sociale dello studente con disabilità, ma anche quello dell’intera classe. 

A tutela di ciò, il decreto interministeriale n. 21 del 14/3/2011 stabilisce le regole per la formazione delle classi, e al punto 3 indica specificamente che, ove sia presente un alunno disabile, queste debbano essere costituite da un massimo di venti alunni. E’ possibile una piccola eccezione (al punto 4), nel caso di eccesso di iscrizioni: le prime classi con un alunno disabile possono considerare un massimo del 10%, cioè arrivare a 22 alunni. 

Nel caso però di una classe che accolga due o tre alunni con disabilità, il numero deve categoricamente fermarsi a 20.

Per approfondire http://www.edscuola.it/archivio/handicap/inclusione_alunni_disabili.htm


(ph:WorldBank)

21 ottobre 2016

Università e integrazione, tutto un altro mondo



©ph integrazionealunnidisabiliblogspot

Mio figlio ha finalmente iniziato il suo percorso universitario, non senza alcune titubanze iniziali che a volte lo facevano desistere dall’idea di continuare gli studi. Ci siamo presto resi conto che queste titubanze derivavano più che altro dalla estenuante esperienza fatta durante la scuola dell’obbligo e le superiori, e sappiamo tutti di cosa stiamo parlando. Dalla materna al liceo, in un crescendo di negazioni di diritti e discriminazioni sottili, mio figlio ha dovuto sopportare un lungo stillicidio che solo poche persone di grande sensibilità (come l’ultima professoressa di sostegno) sono riuscite a percepire. Una settimana si e una no voleva lasciare, la scuola era diventata un masso pesante da digerire, ancor più perché crescendo ci si confronta maggiormente con i coetanei e certe limitazioni fisiche, se le istituzioni educatrici falliscono nell’intento inclusivo, vengono sofferte di più.
Ringraziando il cielo il traguardo della maturità è arrivato e, non certo grazie alla scuola,  anche con belle soddisfazioni.

Questa piccola premessa per sottolineare il fatto che non è stato per nulla facile per lui decidere di continuare. Molti ragazzi con disabilità infatti smettono, si fermano tuttalpiù alle superiori, stremati e incerti sul loro futuro. Ho suggerito a mio figlio di fare un tentativo, se fosse stato abbastanza motivato, solo un tentativo. Ha così iniziato le sue prime settimane all’Università, e dopo un primo momento in cui abbiamo dovuto districarci fra una miriade di moduli online da riempire e contatti con la cooperativa che gestisce l’assistenza universitaria, finalmente ha preso il via questa nuova esperienza. C’è un tutor "ad personam" che lo affianca durante le lezioni e per l’assistenza fisica, accessibilità dei luoghi e adeguamenti a misura, un ufficio per le disabilità a cui far capo, e tanta disponibilità.

Qualche giorno fa, gli ho chiesto cautamente come stessero andando le cose nel complesso, e lui mi ha risposto: “Mamma, qui mi sento una persona normale, sono trattato come un essere umano capace di pensare e scegliere, mi muovo con la mia sedia senza imbarazzo perché non trovo ostacoli, l’ambiente è piacevole. Riesco a ‘respirare’. Sono felice mamma, qui è tutto un altro mondo”.

17 settembre 2016

Questa scuola non è buona! Lettera aperta di una madre




 Voglio dedicare l'intero spazio di questo post alla lettera aperta di una mamma di Catania. Non ci sono riflessioni da aggiungere, nel suo sfogo è condensato tutto il malfunzionamento di un ingranaggio che sulla carta risulta essere perfetto ma all'atto pratico disintegra qualsiasi presupposto di inclusione scolastica per i ragazzi con disabilità, abbandonando intere famiglie allo sconforto e alla solitudine più totale.

- QUESTA SCUOLA NON È BUONA - di Anna La Rosa


"La scuola italiana è lo specchio del nostro governo e abbandona i cattadini con l’inganno di un aggettivo anteposto a istituzioni che per natura non ne necessitano.
BUONA SCUOLA? Perché buona? Dove sta l’inganno? Quella di prima non lo era e adesso lo è?
Mio figlio Francesco, con un grave handicap dalla nascita, ieri sera si è disperato, piangendo e prendendo a pugni il tavolo, nell’apprendere la notizia che il suo insegnante di sostegno è stato trasferito a Viterbo e poi, grazie all’eccesso di “bontà” della nostra scuola/governo, è stato assegnato a Caltagirone anziché presso la scuola nella quale aveva prestato un BUON sostegno a mio figlio.
Francesco mi ha guardato in faccia e, balbettando la sua fatica che lo irrigidisce con spasmi da indemoniato, mi ha chiesto di fare qualcosa. Io, prevedendo l’inevitabile esito, avevo già utilizzato le mie carte chiamando all’appello tutte le mie conoscenze al provveditorato. Fatica vana. Da madre onnipotente che gli ho promesso di essere, ho dovuto balbettare con fatica la mia IMPOTENZA.
Francesco mi ha guardato con tristezza, come si guarda un supereroe in pensione. Io, adesso, ai suoi occhi, sono una semplice donna senza superpoteri, incapace di garantire protezione.
Mio figlio vuole risposte da chi i POTERI li gestisce, anche se non sono super!
Da quando frequenta la scuola (quella cattiva e quella buona), Francesco non ha mai goduto del privilegio a lui promesso in quanto HANDICAPPATO, di una normativa della quale il nostro governo si vanta: garanzia di continuità nel sostegno alle persone in situazione di handicap! Francesco ha cambiato ogni anno insegnante di sostegno e sono sempre stata zittita dalla frase “Anzi! Non solo le diamo il servizio… e lei si lamenta pure!”. Non ho potuto lamentarmi perché, nel confronto, mio figlio godeva di qualche ora più degli altri che dovevano accettare il rapporto 1 a 4 o 1 a 5 (un insegnante suddiviso per 4 o cinque alunni).
Non ho potuto aver da ridire sull’assenza di competenze o della qualità del servizio perché per la “buona e la cattiva” scuola, il sostegno è solo uno spazio per i docenti che spazio non hanno nella propria disciplina e devono quindi improvvisarsi “sostenitori” di casi che per loro equivalgono solo a numeri per poter lavorare. Non si offenda nessuno, sono una docente e so come funziona la scuola, riconosco i meriti di chi lavora con competenza e riconosco le difficoltà di chi è costretto ad accettare qualsiasi cosa pur di lavorare.
Il sostegno non deve essere assistenza. Non abbiamo bisogno di baby-sitter. I nostri figli handicappati hanno il diritto di essere aiutati ad affrontare un percorso didattico che tenga conto dei problemi che la vita gli ha preservato. Non devono essere il rifugio di chi non ha lavoro o la garanzia per formare più classi nell’ottica della nuova politica aziendale della buona scuola.
I nostri figli HANDICAPPATI dovrebbero essere davvero i NOSTRI figli perché se la situazione drammatica di una semplice famiglia di eroi in pensione fosse la situazione di un rappresentante di questo “BUON” governo, sono certa che quel figlio handicappato potrebbe godere dei benefici che gli spettano.
Chi ci governa, guadagna 10 volte più di un cittadino che rappresenta e gode di privilegi che nessun cittadino ha. Quindi, che Italia rappresenta? Con quale cittadino si immedesima se non prova sulla sua pelle il dolore di sentire il proprio figlio disperarsi perché sua madre non può garantirgli la stabillità di un insegnante che ha imparato a conoscerlo e ha intrapreso il cammino del suo faticoso ma gratificante apprendimento?
Cosa devo rispondere a mio figlio e a tutti i figli handicappati di questa Italia che zoppica ma si dichiara “BUONA”?
Non mi interessa più lo spazio della solidarietà degli uomini comuni perchè di questo ho certezza. Pretendo l’insegnante di sostegno che mio figlio ama e che lo accompagnerà al compimento del suo percorso scolastico. Se ciò non è possibile, non voglio più inganni: dateci una scuola ghetto per handicappati e non prendeteci più in giro.
Pretendo risposte dai rappresentanti di una Italia che è in grado di garantire sicurezza e viaggi a un uomo di governo poco amato ma non vuole garantire a un suo figlio in difficoltà che sua madre abbia ancora il super potere di essere madre".

(ph:hepingting)

2 luglio 2016

l'Educazione sentimentale


Oggi desidero affrontare un argomento che, a parer mio, è imprescindibile per la realizzazione di una società veramente inclusiva ed è quanto mai alla base di tutto ciò che ruota attorno all'integrazione scolastica: l'educazione affettiva. 
Ci rapportiamo ogni giorno con vicende che restano inspiegabili, che vanno oltre qualsiasi umanità e qualsiasi contesto sociale, fatti che testimoniano tristemente quanto il rispetto per "l'altro" sia un valore in via di estinzione. E' fin troppo evidente come questa cultura odierna, che diffonde "l'io" come valore assoluto e prevaricatore su tutto ciò che è diverso, stia distruggendo le fondamenta della comunità. I giovani, anche giovanissimi, non riconoscono la diversità come ricchezza, laddove gli adulti non sono stati più capaci di trasmettere alcun sano valore. 
Ecco come, nelle classi dove siano inseriti alunni con disabilità, possano prendere corpo truci vicende di bassa discriminazione, di cattiveria pura, dove nessuna empatia per "l'altro" si manifesti a frenare tali comportamenti. Le soluzioni, nell'immediato, spesso si prospettano dei palliativi; le stesse leggi sono mere parole se non si agisce ancor più in profondità. In questo senso l'introduzione nelle scuole dell'ora di educazione sentimentale potrebbe avere un ruolo significativo, nel lungo termine.
La campagna #1oradamore ha raccolto, attraverso Change.org e l'associazione daSud, le firme necessarie alla realizzazione dell'iniziativa, voluta da tanta gente. E lo scorso 27 giugno questa idea nata dal basso è finalmente approdata in Commissione istruzione e cultura della Camera dei deputati, per essere discussa. Certo, l'iter è ancora lungo, ma la prima tappa può definirsi davvero storica.
Ci si chiede cosa abbia di diverso l'educazione sentimentale da quella sessuale. Moltissimo, perché non si parla di rapporti fisici, ma di quelle relazioni umane che, in un contesto sempre più virtuale e viziato, hanno bisogno di un nuovo approfondimento. La difficoltà che le ultime generazioni hanno nel relazionarsi in maniera sana con i loro coetanei, la mancanza di empatia, di solidarietà, che sfociano troppo spesso in quei casi di bullismo che tristemente riempiono la cronaca, testimoniano l'urgenza di un intervento sul fronte preventivo, educativo. Lo stesso fenomeno del femminicidio può avere le sue radici nei peggiori stereotipi sociali, dove le famiglie hanno un ruolo importantissimo. Ma là dove le famiglie possono fallire, ecco che il supporto della scuola diventa prezioso. Nel luogo dove i ragazzi passano la gran parte delle loro giornate, è più logico avviare delle strategie mirate ad un cambiamento culturale che possa sperare di restituire alla società degli individui emotivamente integri, capaci di provare sentimenti sani, di comprendere e rispettare le differenze. Non sarà semplice abituare questi giovani, così avvezzi ai new media ma così poco ai contatti umani, all'idea di dover essere educati al “sentimento”, ma già esistono realtà di successo in diverse scuole italiane. E visto che, in primis, dovranno essere formati gli insegnanti, un po' di cultura dell'affettività farà senz'altro bene a tutti.

16 aprile 2016

Quella subdola forma di bullismo



Si parla spesso di bullismo nelle scuole e a questo si associano immediatamente tipiche situazioni, come le pesanti offese, fisiche e virtuali, ai danni di ragazzi che vengono presi di mira dai loro compagni. Spesso oggetto di bullismo sono purtroppo i ragazzi che hanno un handicap, la cronaca ne è tristemente piena. Ma oltre alle situazioni eclatanti e più comuni, ne esistono delle altre che hanno una caratteristica subdola, tanto da non venir riconosciute come tali.
Una di queste è protagonista delle cosiddette cronache (nere) di integrazione scolastica e vede al centro del problema le gite didattiche. Quando leggiamo gli sfoghi di genitori che hanno visto escludere il proprio figlio da una gita scolastica, perché nessuno della classe voleva stare in stanza con il compagno “disabile”, stiamo assistendo a una forma di bullismo. E’ camuffata, silenziosa, ipocrita, senza insulti verbali o video denigranti, ma sempre di bullismo si parla. 
Un bullismo fatto dal branco, dove il branco è la classe e dove la responsabilità si estende alla scuola, che non sa insegnare, anzi instillare, il gene della compassione, dell’empatia e dell’inclusione, e ancor prima risale alla famiglia che non è più depositaria di quella trasmissione dei valori che sono alla base della sana convivenza. 
E in questo tripudio di ipocrisia salta all’occhio dei più attenti una cosa ancor più grave: la totale assenza di rimorso. Questi giovani che riescono ad andare serenamente in gita sapendo che un loro compagno in difficoltà è stato lasciato in disparte, non provando alcun senso di dispiacere o responsabilità per il dolore causato, come saranno in grado di rapportarsi umanamente alla società che li attende?

27 gennaio 2016

Ausili informatici per l'integrazione scolastica

 
foto di http://freedesignfile.com/

Ho raccolto in questo post alcuni link di ausili informatici utili a facilitare l'apprendimento a scuola e con prezzi contenuti. Naturalmente tutto ciò che rientri nel nomenclatore tariffario Asl è prescrivibile da un medico specialista del SSN che avrà cura di inserire i codici nella richiesta; successivamente la Asl dovrà autorizzare la prescrizione, affinchè possa essere fornita all'utente. E' bene anche sapere che, ove un ausilio non rientri nel nomenclatore o non sia riconducibile, viene in aiuto il DM 332/99 (art.1/6) che prevede la possibilità di prescrizioni chiamate “extra-tariffario” in casi particolari e per i soggetti affetti da gravissime disabilità. 

Disabilità motorie

Ergorest appoggio mobile: è il supporto migliore per sostenere gli arti superiori ed i polsi rendendone più agevole lo spostamento sul piano orizzontale e così facilitare l'uso del PC (di mouse o tastiere o sensori) anche a soggetti con deficit motori. Si può avere anche un modello con mouse pad (supporto per avambraccio e supporto per mouse).
Si fissano ad una superficie piana (scrivanie, tavoli o altro.) e sono facilissimi da installare. Euro 85,00. Dettagli


PENNINO FLESSIBILE PER IPAD: speciale sistema di puntamento, per tutti i dispositivi Apple (particolarmente indicato per disabilità motorie, o per chi avesse difficoltà nell’uso del touch screen con le dita).  Euro 69,00. Dettagli

PENNINO PER BOCCA PER IPAD: Speciale sistema di puntamento che si afferra con la bocca, per tutti i dispositivi Apple (particolarmente indicato per disabilità motorie, o per chi avesse difficoltà nell’uso del touch screen con le dita). Euro 69,00. Dettagli

INTELLIKEYS TASTIERA PROGRAMMABILE
: è la tastiera configurabile che, per l’estrema versatilità e semplicità d’uso, è da anni prodotto leader nel mondo. IntelliKeys è dotata di 6 overlay dalla grafica estremamente chiara e immediata; le sue dimensioni rappresentano un’ottima sintesi fra l’esigenza di una superficie maggiorata – per i ragazzi con disabilità motoria o visiva – e quella di un ridotto ingombro complessivo per facilitarne, all’occorrenza, il trasporto da casa a scuola. A partire da 142,00 Euro. Dettagli


Disabilità cognitive

KIT AOL PARLA CON UN CLICK: kit completi per permettere di usare al meglio il software di comunicazione aumentata “Parla con un Click” che è disponibile in diverse versioni e configurazioni. A partire da Euro 478,00 dispositivo incluso. Dettagli

SOUNDING BOARD per iPhone, iPod Touch, iPad:
SoundingBoard permette a educatori, operatori sanitari e genitori di persone con disabilità di creare facilmente schede di comunicazione personalizzate con una struttura ad albero e fino a nove messaggi per ogni pagina . SoundingBoard è anche la prima applicazione AAC a incorporare la scansione con la possibilità di usare dei sensori esterni, permettendone così l’utilizzo a centinaia di migliaia di nuovi utenti, che non possono 'toccare' lo schermo.
E’ possibile creare delle schede/pagine di comunicazione per la vita quotidiana, l’integrazione scolastica, l'apprendimento, la valutazione, per le attività giornaliere, giochi, e tanti altri scopi per la scuola e al di fuori dell'aula. Euro 39,00. Dettagli

SOFTWARE PER DISLESSIA: a questo link sono presenti diversi software adatti a bambini e ragazzi dislessici.

SOFTWARE PER ETA' PRESCOLARE: tanti programmi che possono aiutare nell'apprendimento i bambini con varie disabilità e prepararli alle discipline scolastiche. Dettagli

DISTURBI DELLO SPETTRO AUTISTICO: Lula è un software di tipo riabilitativo per lo sviluppo della abilità comunicativo- linguistiche rivolto ai soggetti affetti da autismo o da altre patologie che comportano deficit della comunicazione e problemi relazionali. Dettagli

LETTORE PARLANTE PLEXTALK per ipovedenti e non vedenti: di facile utilizzo, per l'ascolto di libri e musica in molti formati. Dettagli


13 giugno 2015

Gog & Magog, negozio inclusivo online


 Gog & Magog  è un negozio online (presente dal 1984) nato con il fine di raccogliere e proporre materiale per lo sviluppo del linguaggio e le difficoltà di apprendimento, in presenza di deficit motori o sensoriali: strumenti, libri e giochi per l'inclusione degli studenti con disabilità. Il sito è molto semplice e intuitivo, nella colonna di sinistra si trova l'indice dei "Materiali", a sua volta suddiviso in numerose sottosezioni specializzate: allenamento uditivo, materiale figurato e fotografico (organizzazione spazio-temporale, associazioni logiche, vocabolario, ecc.), libri e sussidi vari, oggetti. Ampia anche la scelta dei software d'ausilio per diversi problemi, dalla dislessia al recupero ortografico, all'abilità di letto-scrittura, alla comprensione dei verbi. Il portale si rivolge ad educatori, insegnanti e terapisti, ma anche alle famiglie e ai diretti interessati. E` previsto un costante ampliamento dell'offerta (laboratori formativi e di animazione, consulenze educative, bibliografia specializzata sui temi della disabilità) coadiuvato dai pedagogisti e dagli educatori dell'associazione Accaparlante, gestore del sito.

19 maggio 2014

Kairos, un progetto di integrazione al contrario




Kairós e’ un progetto davvero interessante in tema di integrazione scolastica. Definito anche "progetto di integrazione al contrario", per la caratteristica di voler integrare i cosiddetti normodotati nella disabilitá, nella diversitá e non il contrario come avviene usualmente.
Qui e' il normodotato a dover essere integrato. E' al normodotato che manca un tassello importante del suo "essere" umano, e´ su di lui che bisogna lavorare affinche´questa societá esprima tutta la sua interezza.

Quali sono i presupposti di questo progetto?
 
- Il progetto Lions “Kairós” nasce dalla volontà di mettere a disposizione la propria “ricchezza interiore” da parte di alcuni soci e, come obiettivo primario, si prefigge di riuscire a migliorare l’integrazione scolastica e, quindi, anche sociale delle persone che per inconsapevolezza, timori e pregiudizi, troppo spesso vengono considerate “diverse” dai “presunti normodotati”, finendo con il privarle persino della loro dignità umana.
 
E’quindi un progetto aperto a tutti ed indirizzato soprattutto alle scuole. Sono infatti già molte (106 istituti e 16 province) quelle che hanno aderito nelle diverse regioni italiane.

Kairós si suddivide in più ambiti, ma l’ambito CULTURALE didattico, che inizia a concretizzarsi già dal 2009, ne è tuttavia il “cuore pulsante” che permette un approccio cognitivo anche agli altri interventi congiunti che si andranno a delineare.
E, proprio per potere essere considerato un progetto CULTURALE didattico, si è avvalso, nella sua progettazione ed attuazione originaria, di alcuni Insegnanti che hanno messo a disposizione il loro tempo e la loro professionalità. 
Con la volonta´di migliorare nei giovani “normodotati” (e quindi nella società di domani), la percezione e la conoscenza delle persone con handicap attraverso un percorso culturale che possa portare ad una migliore integrazione scolastica e sociale proprio grazie alla consapevolezza delle abilità che queste persone con handicap in realtà possiedono, al fine di riconsegnare loro il diritto alla dignità umana.

“L’adolescente è portato ad osservare il comportamento degli adulti per capire qual è l’atteggiamento da assumere ed è influenzato più da ciò che gli adulti fanno piuttosto che dalle cose che dicono: non basta che l’adulto o l’insegnante gli dica che siamo “tutti uguali” se poi le sue azioni rivelano atteggiamenti discriminatori nei confronti di chi è diverso.
Se l’adolescente percepisce sentimenti aggressivi o contradditori verso la diversità, è possibile che si senta autorizzato a coalizzarsi con chi sembra simile a lui, escludendo chi appare diverso.
Le differenze possono non piacere. L’adolescente, comunque, va aiutato a capire che, invece, le differenze sono positive. Se non ci fossero differenze non potremmo nemmeno capire chi siamo noi, non potremmo dire “io” perché ci mancherebbe un “tu” con cui confrontarci.
Constatare le differenze può anche essere uno stimolo a migliorare noi stessi”.

La sfida più’ recente di Kairos é quella di allargarsi anche alle aziende affinché siano coinvolte in un modo di pensare positivo e produttivo rispetto alle persone con disabilitá o comunque “diverse”.

Il sito é disponibile anche in versione accessibile e in differenti lingue. Il materiale didattico e culturale e´davvero importante: dalle varie aree tematiche e materie di studio si passa agli approfondimenti (saggistica, film, racconti, giochi, siti ecc), alle proposte di elaborati, agli eventi, alle riflessioni e ai suggerimenti, ecc. Tutti i contatti per le informazioni e le adesioni sono sul sito.


Stimoliamo i nostri figli a cogliere la ricchezza nelle differenze..


16 marzo 2014

Adolescenti disabili e adolescenti “normali”: i fallimenti dell’integrazione scolastica e sociale




I media affrontano spesso il tema dell’adolescenza, soprattutto in relazione a delle pesanti problematiche impensabili fino a qualche tempo fa. Bullismo violento, ragazze giovanissime che vendono il loro corpo per un paio di scarpe fashion, degrado interiore e svalutazione di se´. Sono situazioni gravissime che rispecchiano purtroppo un evidente malessere dei nostri tempi. Tutto questo fa male e ascoltando certe notizie non riesco a non soffrire per quei ragazzi e per i loro genitori.. Però in sincerità, il mio pensiero non puó evitare il confronto con una realtà parallela, mai presa in considerazione con l’attenzione dovuta: quella degli adolescenti disabili. Può sembrare scontato ma non lo è, pensare come certi ragazzi rovinino la propria esistenza quando potrebbero godere di ogni bellezza e che nonostante le crisi sociali resta il fatto che la giovinezza e la piena salute siano un dono ineguagliabile.
Quei ragazzi non hanno mai provato a pensare quale possa essere la condizione psicologica dei loro coetanei che non possono camminare, correre, sfogare l’entusiasmo giovanile come loro. 

Non hanno mai pensato davvero cosa possa significare aspettare che qualcuno ti aiuti per alzarti dal letto, per vestirti, per andare in bagno. E che per ogni fine settimana passato in discoteca ci sono tantissimi coetanei costretti a casa perché nulla è pienamente accessibile per loro e perché troppo spesso gli amici preferiscono non accollarsene il peso e l’impegno.
Dovrei fare un elenco lungo e dettagliato di quante cose debbano reprimere gli adolescenti disabili, “disabili” principalmente a causa di una società piena zeppa di ostacoli visibili e invisibili. Ecco, vorrei dire a quei ragazzi che gettano via la loro giovinezza e il loro futuro di fermarsi a riflettere su questa realtà parallela. A quei ragazzi vorrei dire di guardare con occhi profondi i loro compagni “disabili”, non come un peso da evitare, non come i guastafeste che rovinano le gite, o quelli fisicamente inadatti a far parte di un gruppo “figo”. Vorrei dire di far tesoro dei loro sguardi, di quello che dicono e che non dicono. Vorrei dire di prestare un po’ del loro tempo a questi compagni meno fortunati, magari per scoprire di poter imparare grandi lezioni di vita.
Vorrei non dover leggere più di questo o quell’altro ragazzo emarginato perché considerato non perfetto secondo i parametri di una società superficiale e vuota di valori. E non dover più sentir parlare di giovani che barattano la loro vita per il nulla più assoluto. Non possono essere questi gli uomini di domani…
Quel vuoto potete riempirlo di empatia per i vostri simili, di valore e attenzione per la vita degli altri. 

Ma la maggior responsabilita' di cio' e`attribuibile alla Famiglia e alla Scuola. E' vigliacco scaricare il peso solo sui tagli e sullo Stato. E' ovvio che questi ultimi tarpino le possibilità creative e migliorative, ma all'atto pratico ci sono tante azioni che potrebbero essere fatte dal “basso”, dagli insegnanti e dai genitori. 
Ai genitori di quei ragazzi vorrei dire di insegnare a guardare gli altri con amore e come parte integrante della loro crescita, prima che sia troppo tardi.
Agli insegnanti vorrei dire di preoccuparsi davvero dell’adolescenza disabile, di raccontarne la fatica ma anche la forza e sensibilizzare tutta la gioventù in questo senso. Di parlarne, di non lasciar passare un problema che si presenti in classe senza sfruttarlo come momento di condivisione e comprensione con tutto il gruppo.
La famiglia e la scuola sono i pilastri della formazione di un essere umano. Da un determinato momento in poi, la scuola subentra in maniera determinante nella vita di un ragazzo e la responsabilità non si limita alla mera cultura generale: la scuola ha il grande onere di affinare l’animo e di allargare la mente di questi giovani e ciò si ottiene parlando, trovando il giusto tempo per affrontare temi sociali scottanti. La disabilitá é uno di questi e l’inclusione dei ragazzi disabili nelle classi “normali” fa si che l’argomento debba essere affrontato spesso dagli insegnanti, affinché non si manifestino le circostanze discriminanti che purtroppo sentiamo e viviamo. Tutto questo può esser fatto al di la' dei tagli, degli stipendi e di quant’altro!
Un alunno disabile non deve essere accolto come se fosse un atto di generosità ma come una preziosa opportunità di crescita per tutta la classe. Si chiede troppo? Forse si, sarebbe una mentalitá troppo avanzata per il target attuale…
Ma io non mi stancherò certo di ribadirlo e di sperare che poco alla volta qualcosa possa cambiare in meglio, per tutti.

19 gennaio 2014

Basta con le gite della discriminazione, la scuola e le famiglie hanno la più grande responsabilità



Una ragazza, la sua sedia a rotelle, la gita scolastica, i soldi che mancano, l'approssimazione e l'egoismo. Sono questi i personaggi di una vicenda successa pochi giorni fa in un liceo nella provincia di Padova. 
Non è l'unica purtroppo, molte altre rimangono nel silenzio solo perché il malcapitato di turno abbozza e si sacrifica.
L'ultimo anno di scuola superiore è combinato con la gita più importante, dove la scelta cade generalmente su una fascinosa capitale estera. Parigi, la meta decisa per i ragazzi del liceo artistico Michele Fanoli. Ma in questa classe c'è una compagna disabile e la sua sedia a rotelle ha un costo organizzativo che fa lievitare il budget di spesa concesso. Rinunciare a Parigi o sacrificare la compagna? E' scontro immediato tra i messaggi su Facebook e i commenti dei ragazzi arrivano alla protagonista della vicenda che scopre tristemente di essere considerata una zavorra da poter sganciare al bisogno: il divertimento parigino di venti ragazzi si può anche far pagare con la mortificazione di uno solo.
Al di là delle leggi che tutelano l'integrazione e che in tali casi possono essere fatte valere (la gita deve essere pensata in primis considerando le esigenze dell'alunno disabile), la riflessione è un'altra. C'è davvero bisogno di tirar fuori una legge, di fronte a quello che dovrebbe essere il normale istinto di solidarietà? 
E' possibile che ragazzi giovani ed eruditi non riescano ad immedesimarsi, seppur per un attimo, nello stato d'animo di un compagno che non può vivere la gioia della loro età e che anela a quelle poche situazioni di vita sociale? E' possibile che non venga automatico, istantaneo dire "No, chissenefrega di Parigi, potrò andarci quando vorrò ma non potrò mai godermela ora pensando alla mia compagna a casa, triste e sola".
La vicenda della ragazza disabile di Padova si è conclusa con un cambiamento di destinazione e con le scuse di chi aveva fatto girare certi dolorosi messaggi sul web. Ma non lo ritengo un lieto fine come alcune testate hanno scritto, le scuse in questi casi servono a poco. La ragazza non dimenticherà quei commenti e si sentirà sempre un peso, sempre in dovere di alleggerire questo "onere" ai suoi compagni.
 
Tutto ciò l'ho vissuto personalmente, sulla pelle di mio figlio. Lui venne direttamente attaccato da alcuni compagni: "Per colpa tua non andiamo in gita!", laddove stavano per organizzarla dando per scontato che lui avrebbe rinunciato e dove io, indignata, inviai una lettera alla direzione scolastica citando le leggi sull'integrazione. 
Il risultato fu la cancellazione della gita e tutto venne talmente gestito male dalla scuola che mio figlio divenne il capro espiatorio dell'accaduto. Se il budget è ristretto, le destinazioni si propongono valutando tutto prima e non si corre il rischio di far cadere la scelta su mete troppo ambiziose. 
Non è così che si insegna l'integrazione, ma nemmeno quei valori di solidarietà alla base di una società civile. Certe situazioni vanno prevenute e non "sanate" a posteriori con un maldestro rattoppo.  Non è un fatto isolato, la denuncia va fatta coralmente e ripeto, al di là delle leggi a tutela, l'appello bisogna indirizzarlo alle famiglie e agli istituti di formazione affinché moltiplichino l'attenzione verso la sensibilizzazione dei ragazzi nei confronti della disabilità e delle persone più deboli in genere.
Deve necessariamente svilupparsi quella sana empatia che fa funzionare bene le cose, che fa crescere e che riempie il cuore di tutti. Senza bisogno di sfoderare leggi e avvocati.
E se succede spesso il contrario, se leggiamo frequentemente tristi storie come questa, vuol dire che qualcosa non va a monte, la gestione delle situazioni viene fatta con superficialità ed approssimazione. E cosa ancor più grave, nell'ingranaggio nel processo di formazione dei giovani evidentemente si sono persi dei passaggi importanti. 
La scuola e le famiglie hanno la più grande responsabilità ed è ora che ne prendano atto perchè è proprio da qui che si crea un mondo migliore.

22 settembre 2013

Ciao Christian, piccolo super-eroe di Collecorvino


Il piccolo Christian se n'è andato. Questo meraviglioso bambino, al quale la vita aveva predisposto un percorso tanto duro, ci ha lasciati qualche giorno fa. Sono sgomenta, si, non me lo aspettavo. 
Questa è una mia piccola dedica a Barbara e Christian, e un mio sfogo.. 
Come si fa a raggiungere tanto dolore? Come faccio a trovare le parole?
Tra le amicizie di Facebook ho quasi tutte mamme e papà che lottano per i loro figli disabili, genitori che affrontano ogni giorno problematiche pesanti da gestire, ma pur sempre pieni di entusiasmo e di voglia di cambiare questa società malata. Barbara, la mamma di Christian, è una di questi genitori. L'ho conosciuta tramite i suoi appelli accorati ai giornali, la sua storia e quella di Christian hanno riempito il web, allo scopo di sensibilizzare la politica, le istituzioni e la gente stessa verso un vero e proprio scempio: la carenza di assistenza alle persone con disabilità e alle loro famiglie. Quando si tratta di un bambino poi, tutto assume una gravità maggiore. Non solo viene preclusa la serenità della vita familiare e il proseguo di una vita sociale normale, ma anche il sacrosanto diritto (costituzionale) all'istruzione.
Barbara e Christian si battevano per tutto questo. Contro l'ipocrisia di una politica che si riempie la bocca di parole grandi ma non le mette in pratica, contro la società anestetizzata e incapace di solidarietà se non viene toccata da vicino. Qualcuno c'è che ti viene incontro e si rimbocca le maniche, ma non basta, non è sufficiente a permettere una qualità di vita degna di questo nome.
Sono arrabbiata e addolorata, ma non voglio e non posso parlare di integrazione scolastica e diritti, non oggi. 
Voglio solo dire alla famiglia di Christian, a Barbara, che siete degli eroi. 
Christian è un piccolo grande eroe, molto più grande di quelli che ci propinano spesso i media. 
Christian "è", non "era". 
Christian rimarrà per sempre nei nostri cuori e nei nostri occhi, quelli di chi l'ha personalmente conosciuto e quelli che ne hanno carpito la forza e la dolcezza infinita dalle foto di Facebook. Christian e la sua famiglia sono una testimonianza toccante e incancellabile di vita, un esempio che va al di là di qualsiasi racconto. La timidezza di Barbara, che si infrange di fronte ai bisogni di suo figlio e si espone al mondo, cosi come è, con forza e dignità. 
I sorrisi e lo sguardo di questo dolce angelo non verranno dimenticati. 
Noi continueremo a lottare per i diritti delle persone disabili, per il diritto allo studio e al sostegno vero di tutti i bambini disabili. E denunceremo sempre e chiunque non faccia il suo dovere, come istituzione e come persona.
E spero che Barbara, questa mamma coraggio, col tempo riesca a trovare la forza di riunirsi a noi, comunque. Anche se ora parlare di questo sembra non avere così senso..
Ti vogliamo bene Barbara, siamo tutti intorno a te e alla tua bella famiglia, ti stringiamo in un abbraccio corale colmo di affetto infinito.

E Christian "c'è", il piccolo super-eroe di Collecorvino rimane per sempre tra noi.
Ciao Christian! 


27 aprile 2013

Studenti disabili e Università




L'art. 12 comma 2 della L.104/92 sancisce il diritto all'istruzione per le persone portatrici di handicap, e recita:  
"..E' garantito il diritto all'educazione e all'istruzione delle persone handicappate nelle sezioni di scuola materna, nelle classi comuni delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e nelle università..". 
Nel comma 3 si sottolinea la volontà di agevolare lo sviluppo delle potenzialità comunicative, relazionali e di apprendimento del soggetto con handicap e nel comma 4 viene sancito il diritto all'istruzione, a prescindere da qualsiasi difficoltà derivante dalla disabilità. 
Fatta questa piccola ma importante premessa, voglio soffermarmi  in particolare sugli studi di grado universitario. Gli ostacoli che incontra uno studente disabile (e la famiglia) nel suo percorso di studi, sono davvero estenuanti: barriere architettoniche, insegnanti di sostegno non specializzati o mancanti, ore di assistenza ridottissime e situazioni discriminanti varie, fanno si che troppo spesso questi studenti siano costretti a lasciare pur avendo delle ottime potenzialità. Insomma, anche se il trend è in crescita, l'università non è una scelta semplice per uno studente con disabilità ed è per questo che la laurea conseguita da una persona con handicap viene ancora vissuta dalla società come un evento straordinario. 
Ma i fortunati che riescono a concludere gli studi superiori e coraggiosamente vogliono iscriversi all'università, che scenario si trovano davanti?
Ancora tante barriere, sia rispetto ai servizi offerti che a quelle architettoniche.
Convegni, proposte e progetti di abbattimento, ma la realizzazione in molti casi tarda a venire.

In una lista redatta dal Sole 24 Ore vengono classificati i migliori atenei italiani dal punto di vista dell'attenzione alla disabilità, sia organizzativa che strutturale:
Al primo posto risulta il Politecnico di Milano, con gruppi di lavoro interni che intervengono in qualsiasi momento del percorso formativo, supporti tecnici e didattici, colloqui individuali, esonero tasse e contributi universitari.

Al secondo troviamo il Politecnico di Torino: tutors che affiancano lo studente in ogni attività didattica, burocratica o negli spostamenti. Borse di studio con possibilità di praticare vari sport gratuitamente e col supporto di istruttori specializzati, nonche' servizio di trasporto dedicato.

Al terzo ma sempre encomiabile posto, l'Università di Modena e Reggio Emilia, dove gli studenti disabili sono supportati da interventi sia economici che personalizzati in base al tipo di handicap. In questo articolo c'è un approfondimento su tutti i servizi e le agevolazioni erogate dall'ateneo.

Nell'articolo non è stata data rilevanza a La Sapienza di Roma, che sembra invece adoperarsi in ogni modo per garantire sia l'abbattimento delle barriere architettoniche che un'assistenza e supporto costanti. Qui è possibile reperire informazioni sull'immatricolazione degli studenti in situazione di disabilità, presso l'Università Roma Tre.


Secondo i dati più recenti del MIUR, le facoltà maggiormente scelte dai ragazzi disabili sono: Lettere e Filosofia al primo posto; seguono nell'ordine Giurisprudenza, Scienze della Formazione, Economia, Scienze Politiche.

Ed  ora vediamo quali università si sono aggiudicate tra gli ultimi posti della classifica: troviamo atenei del sud, come l'Università Partenope e l'Orientale (Napoli) e l'Università del Salento.
Si evidenzia quindi un grosso gap tra nord e sud.

Se poi andiamo a spulciare le classifiche a livello mondiale, l'Italia tutta è decisamente in declino per quanto riguarda la scuola/formazione e il livello di civiltà di un paese si misura anche da questo. 

Concludo sottolineando che non sono sufficienti le poche realtà italiane positive, occorre che in ogni città sia possibile il pieno accesso al corso di studi desiderato. Uno studente con disabilità non può spostarsi e organizzarsi "fuori sede" con la facilità degli altri, è quindi necessario che possa avere punti di riferimento più vicino possibile alla sua residenza.
L'attenzione alla disabilità dovrebbe essere una costante imprescindibile per ogni istituzione scolastica e a ancor più per gli atenei, simbolo del più alto grado di istruzione.
Chi è meritevole non può e non deve essere fermato da ostacoli discriminatori. E' cio' che sottolinea anche la nostra povera Costituzione.

21 marzo 2013

L'inclusione scolastica? E' un diritto che ormai si guadagna in Tribunale


Essere genitore di un ragazzo disabile significa misurarsi con i piu' alti livelli di ignoranza e superficialità. E di disorganizzazione mentale, ancor prima che pratica. Mi impegno per erudire sia me stessa che genitori che ancora non conoscono la Legge 104 e le varie circolari che dispongono le modalità di inclusione, eppoi mi ritrovo di fronte ad uno scoglio piu' grande...
La scuola. L'errore principale, quello che accende la miccia di un percorso sbagliato e tortuoso, viene proprio dalla scuola. Leggi, regolamenti, circolari e quant'altro, sono solo mucchi di carta che evidentemente arrivano, ma si fermano e di "circolare" hanno ben poco.
Mi sono spesso domandata, ma perchè devono essere fatti tanti ricorsi al Tar per cose stabilite già di diritto? Che senso ha questo percorso ormai scontato quanto ingiusto?
Mio figlio ha il verbale della Asl, quello della 104 per intenderci. E' quello che stabilisce la gravità del soggetto: l'art. 3 comma 3 è l'indicazione che da il via ad una serie di diritti. 
Nella fattispecie, certifica la necessità di avere un insegnante di sostegno con rapporto 1:1 e una copertura oraria massima, nonche' un'assistente fisico personale.
Ora, la prassi vuole che la scuola che prende "in consegna" vostro figlio, si corredi dei certificati da inviare al Provveditorato, per l'ottenimento di quanto necessario al ragazzo. I documenti principali sono il verbale della 104 e la diagnosi funzionale fatta dal neuropsichiatra della Asl, o da strutture convenzionate come i centri di fisioterapia.
Normalmente un genitore si affida alle presunte capacità della scuola di espletare una prassi che dovrebbe essere consolidata, e invece...
Invece è proprio qui che puo' verificarsi il primo grave errore.
Ma procediamo per tappe.
Richiedo un Glh operativo e mi viene detto dall'insegnante di sostegno che alle superiori non si fanno Glh, eccetto che per il primo anno. In realtà il DPR 24 febbraio 1994 indica tre Glh annuali, uno necessariamente all'inizio di ciascun anno scolastico. Non dovrebbero saperlo?
Sono comunque costretta a richiedere un Glho urgente, per poterlo ottenere.
Durante la riunione scopro la seconda assurdità: mio figlio, disabilità motoria e sedia a rotelle, condivide poche ore di sostegno e un'assistenza fisica precaria perchè non ha la 104, mi dicono: "Suo figlio non è certificato!" e inoltre: "Il Provveditorato ha respinto la diagnosi funzionale perchè redatta da struttura privata". E ancora: "Le consiglio di fare ricorso al Tar, come fanno tutti i genitori".
Ma ricorso per cosa? E perchè se ho consegnato tutti i documenti secondo l'iter richiesto?
Perchè il diritto sacrosanto all'inclusione deve passare per forza attraverso un tribunale?
Vengo anche bacchettata con un tono di rimprovero. Pazzesco. Parlo con la segreteria che mi conferma che non hanno il verbale della 104 e che non capiscono perchè la diagnosi sia stata respinta, visto che si rendono conto che la struttura è convenzionata.
Ma in quale modo vengono inviate le domande dei singoli alunni? 
Come si puo' cadere in simili errori?
Soprattutto, come puo' il referente per la disabilità non contattare il genitore, nel momento in cui dovesse accorgersi che manca un documento talmente importante ai fini del corretto percorso scolastico di uno studente?
Si scusano. Parlano di cambiamenti nelle regole, di sviste e bla bla bla. Danno la colpa al Provveditorato agli Studi. Sistemeremo tutto per il prossimo anno, stia sicura.
Intanto però, nessuno restiturà a mio figlio, questo anno pesante fatto di ansie, lezioni arrangiate e situazioni disintegranti.
Morale della favola: genitori, non fidatevi di cio' che fanno le scuole, preoccupatevi personalmente che l'iter per ottenere quanto spetta a vostro figlio sia corretto. Passo dopo passo.
Purtroppo quando il danno è fatto, a pagarne le conseguenze piu' alte sarà lui.

12 febbraio 2013

Educazione fisica e disabilità, l'inclusione scolastica passa anche attraverso l'ora di "ginnastica"


E' notizia recente la direttiva del governo Obama che determina il diritto all'attività sportiva nelle ore scolastiche anche per gli studenti disabili. Già nel 1973, con il Rehabilitation Act e l’Individuals with Disabilities Education Act, Washington impose un' educazione pubblica  senza discriminazioni, punendo le scuole che avessero escluso gli studenti con disabilità con l'interruzione dei fondi pubblici. Ora Obama mette l'accento in particolare sullo sport, come  parte imprescindibile della piena integrazione scolastica. Nello specifico viene ordinato alle scuole di mettere in condizione i propri studenti disabili di partecipare finanche alle gare sportive e di avere un programma specifico, adattato ai vari casi. Badate bene che si parla di un "ordine" perentorio e non di vaghe linee guida.
In una nota su Facebook, parlai di un interessante programma di una scuola francese, che integrava perfettamente gli alunni costretti su sedia a rotelle.
Sono notizie che amplificano ancora di piu' la differenza con il sistema scolastico italiano, dove lo sport è considerato  inaccessibile ai disabili. Grave, gravissimo stereotipo di comodo... Sicuramente per evitare i costi degli adattamenti e dell'eliminazione delle barriere architettoniche presenti nelle scuole, ma anche la mancanza di specializzazione, di aggiornamento in tal senso da parte degli insegnanti competenti. In parole povere non esiste assolutamente una cultura dello sport nella disabilità e i pochi successi non fanno testo, ai fini del cambiamento radicale della mentalità. Cosa fare allora? La prima cosa, come in tutte le battaglie per l'integrazione, è iniziare noi stessi, noi che viviamo la disabilità sulla nostra pelle o attraverso i nostri cari, noi soprattutto dobbiamo cambiare mentalità. Non lasciamoci intimorire dagli stereotipi e pregiudizi generali e pretendiamo il meglio per loro. Pretendiamo tutte quelle cose che fanno bene a loro. Lo sport è una di queste, non sottovalutiamolo e non lasciamo che i nostri figli vengano "parcheggiati" durante l'ora di educazione fisica. Per esperienza purtroppo, ho constatato che spesso sono i genitori stessi che presentano a scuola la dichiarazione di esonero dalle attività fisiche dei propri figli, convinti che sia la soluzione piu' ragionevole. Invece nulla di piu' sbagliato. Per tutti, anche per i piu' impossibilitati nei movimenti, si puo' programmare un percorso personalizzato anche minimo ma preziosissimo, con la collaborazione ad esempio tra l'insegnante e il fisioterapista. Pretendetelo e durante il GLH operativo fatelo inserire nel PEI, come parte integrante della formazione del vostro ragazzo. I benefici che puo' trarne sono davvero impensabili: fisici, psichici e intellettivi. Senza contare l'aspetto ludico, in cui sono già tanto penalizzati soprattutto i ragazzi con problemi motori e di deambulazione. Le società sportive rivolte alla disabilità sono rare se non inesistenti e gli spostamenti per chi vive la realtà di una sedia a rotelle sono oggettivamente difficili, quindi almeno la scuola deve provvedere ad integrare questo aspetto importante nel percorso formativo degli studenti disabili.
Facciamoglielo fare questo salto in avanti, iniziamo noi a pretenderlo, anche solo non esonerandoli dall'ora di "ginnastica" ma costringendo la scuola a trovare un adattamento adeguato e inclusivo. E' il loro lavoro!!

1 febbraio 2013

Leggi a tutela dell'integrazione, il primo passo è crederci davvero




Nonostante le chiare leggi contro la discriminazione e nonostante la Legge 104/92, che indica ampiamente come attuare una giusta inclusione per gli studenti che hanno una disabilità, nonostante se ne parli, si discuta di questa o quell'altra grave falla del sistema "istruzione" e nonostante le molte sentenze del Tar, ancora siamo costretti a sbattere contro il muro delle assurdità umane, ancor prima che istituzionali. 
La scoperta dell'acqua calda, direte voi... Non ci si abitua mai. Non si puo'.
Qualcuno ancora ricorderà il sondaggio sull'integrazione scolastica girato tramite Facebook un anno e mezzo fa circa: il modulo del sondaggio è ancora aperto, ho preferito che resti presente ad oltranza, che vada cioe' oltre la funzione statistica in se' e diventi un piccolo strumento di testimonianza ai fini di questa benedetta integrazione.
Bene, questo per dirvi che saltuariamente entro nel pannello di controllo del sondaggio per verificare se ci siano nuovi partecipanti e ulteriori commenti fatti nello spazio apposito del modulo. E, credetemi, non ce la faccio a leggere certe oscenità, veri e propri abusi che rasentano il sadismo, situazioni subdole dove non puoi identificare "il cattivo" come nei casi piu' eclatanti finiti inTV, ma che hanno uguale gravità.
Storie di bambini e ragazzi privati dei loro diritti di persone e di studenti, dirigenti e insegnanti che non sanno bene cosa sia un GLH o un PEI, genitori confusi e intimoriti. Storie di psicologia e psicopedagogia chiacchierata e mai applicata e di errori madornali. Storie di una scuola che costringe le mamme ad essere presenti per imboccare i propri figli e obbligate a farlo lontano dalla classe, discriminando spudoratamente in nome di una legge "ricordata"  a proprio uso e consumo.  
Storie di mamme che rinunciano al sostegno perchè non tollerano piu' l'incompetenza di un assistente che non sa assistere. Storie di mamme che pensano di ritirare i propri figli da scuola perchè non ce la fanno più a sopportare.
Storie di fallimenti e danni alle persone. 
I commenti positivi sono pochi e hanno il tono del miracolo, descrivendo situazioni che dovrebbero essere assolutamente scontate per tutti, come se fossero delle grazie ricevute. E anche queste testimonianze suonano terribilmente stonate...
Cosa possiamo fare? La situazione non è facile, spesso bisogna arrangiarsi con l'aiuto di qualche persona volenterosa e ci rassegniamo a dire tra noi "Meglio non lamentarsi, meglio di niente..". In momenti come questo, dove i problemi specifici vengono appesantiti ancor di piu' dalla crisi politica ed economica, spesso ci si rimbocca le maniche e si fa da soli e in parte puo' servire a tamponare momentaneamente alcune situazioni al limite. 
Ma attenzione, non puo' diventare una regola. Non ci abituiamo a questa latitanza delle istituzioni o all'ignoranza ostentata di chi dovrebbe guidarci e invece ci sbarra la strada. Non assecondiamo tutto questo, se vogliamo che i nostri figli siano rispettati nella loro piena dignità di persone, almeno fin quando (nei casi piu' fortunati) potranno o sapranno farlo da soli. E questo si puo' fare solo partendo dalla conoscenza delle normative che ci tutelano e che sono li, a nostra disposizione per essere fatte valere. Senza quelle non avremmo nemmeno un'opzione di parola.  Senza quelle saremmo condannati alla mera sopravvivenza,   appesi al filo della sensibilità altrui. Troppi genitori ancora non sanno di cosa stiamo parlando e quel che è peggio molti altri non credono nell'efficacia delle norme e  pensano che sia inutile combattere. E' su questa indolenza interiore che ha le radici il primo fallimento. E allora fatevi una prima domanda: come mai centinaia di famiglie vedono riconosciuti i loro diritti, grazie all'esistenza di leggi come la 104/92 o la 67/06?

Se vi siete imbattuti in questo blog, iniziate anche da qui: leggete, leggete tutti i link e poi andate oltre, approfondite, costruitevi l'armatura intellettuale necessaria. Ciascuno di noi puo' fare qualcosa e all'interno della sua battaglia personale sta già agendo a beneficio di tutti gli altri ragazzi. Credeteci per primi.
Vi lascio con una frase di Albert Einstein - "C'è una forza motrice più forte del vapore, dell'elettricità e dell'energia atomica: la volontà".

22 gennaio 2013

La forza della vita


Oltre le previsioni, oltre le aspettative. In mezzo ad una burocrazia ignorante e incoerente, che obbliga gli studenti disabili a ripresentare ogni anno quella marea di scartoffie inutili per dire cose già dette, già certificate e irreversibili, beh in mezzo a tutto questo incancrenito sistema, si fa strada la forza di volontà, la voglia di vivere e di dire con tutte le proprie forze: "Io ci sono". 
E alla fine è l'unica cosa che risalta e trionfa di questa storia. Una ragazzina che non si lascia intimorire dagli stereotipi comuni e dalle paure, se pur sensate, della mamma. E sceglie, nonostante la sua difficoltà motoria e nonostante la sua sedia a rotelle, sceglie la cosa piu' difficile per lei, quella che tutti scarterebbero a priori per un ragazzo con una disabilità di quel tipo. Sceglie il liceo artistico! 
Si, perchè lei ha le idee chiare: progettare cose belle per le ragazze sulla sedia a rotelle. Mantelline, porta-cellulari da bracciolo, ombrellini pieni di pizzi e scarpe ortopediche ingentilite da vezzosi fiocchi...
Le vuole creare, disegnare con le sue capacità, le sue peculiarità, quelle che nessuno vede perchè gli sguardi si posano sempre sui "limiti".
Ma lei è un tripudio di volontà, è l'esplosione della vita che vola alta e, nemmeno la vede tutta quella mediocrità che ribolle di cose scontate. E io voglio augurarle con tutto il cuore che nessuno possa mai scalfire questo entusiasmo e che riesca trasmetterlo a tanti altri ragazzi..
E' la storia di Diletta, una ragazza fantastica, già libera.
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