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22 febbraio 2018

Abbattimento barriere architettoniche, arrivano i finanziamenti


La conferenza Stato-Regioni ha approvato la bozza di decreto che rifinanzia il fondo per l'abbattimento alle barriere architettoniche. Dopo 15 anni senza finanziamenti sarà finalmente rimpinguato il fondo previsto dalla legge n. 13 del 9/1/89, per il superamento delle barriere architettoniche negli edifici privati.

Il rifinanziamento consisterà in 180 milioni di euro (che copriranno in parte i 230 mln di fabbisogno inevaso dalle Regioni fino al 2017), divisi tra le diverse Regioni che si occuperanno poi di ripartire le quote ai Comuni che ne faranno richiesta per sostenere i singoli cittadini. 

I contributi possono essere concessi per immobili dove vivano persone con gravi e permanenti handicap motori, all’interno delle abitazioni private ma anche in parti condominiali che necessitano di accessibilità, inclusi ascensori, impianti tecnologici, o per acquistare montascale e rampe. I richiedenti possono essere anche dei centri che si occupano di assistenza ai disabili. 

Le regioni che otterranno i maggiori stanziamenti sono Emilia Romagna (29,3 mln), Piemonte (25,7 ml), Lombardia (25,3 ml), Lazio (19,2 ml). A seguire Basilicata (15,2 ml), Campania (13,5 ml), Marche (11,3 ml), Umbria (11 ml), Veneto (8,4 ml), Abruzzo e Sicilia (4,4 ml), Puglia (4 ml), Sardegna (3,2 ml), Toscana (2,9 ml), Molise (1,1 mln), Liguria (275mila euro).

L’iter per l’accesso al contributo prevede che la domanda sia fatta, dai possessori dei requisiti di legge e secondo le modalità, al Comune di residenza entro il 1 marzo di ogni anno. Il richiedente può essere la stessa persona disabile o chi se ne fa carico; i condomíni o gli istituti di assistenza. È necessario allegare la certificazione di invalidità totale con difficoltà di deambulazione, un certificato medico, e un preventivo delle opere da effettuare con relativa spesa. Il contributo erogato si baserà sui costi realmente sostenuti e comprovati da fatture, e non sul preventivo. Mentre se le spese fossero superiori al preventivo, il contributo verrà comunque calcolato sulla base di questo.


C'è anche unaltra novità: il Ministero delle Infrastrutture ha chiesto, per il fondo investimenti 2018, ulteriori 160 mln che andrebbero a coprire sia la quota di fabbisogno ancora da evadere per gli anni passati (50 mln) che ulteriori necessità previste.

20 aprile 2017

Architetti in sedia a rotelle per abbattere le barriere

ph:C.Orecchini


Quante volte ci è successo di meravigliarci di fronte a degli ostacoli architettonici presenti negli spazi pubblici cittadini, anche di recente fattura? Lavori talmente assurdi da far esclamare: ma quale architetto potrà mai aver partorito tale illogica struttura? La risposta che viene spontanea è quella che la “competenza” professionale, a 360 gradi, pare essere sempre più un’utopia. 

Alla luce di ciò, trovo intelligente un progetto genovese, dove gli studenti laureandi del corso di architettura hanno partecipato a una “lezione” sul campo, per testare i problemi di accessibilità della città. E per avere un'idea realistica e concreta, lo hanno fatto attraversandola in sedia a rotelle, affrontando tutti gli ostacoli con cui le persone con disabilità motoria sono costrette a convivere. Soltanto sperimentando personalmente si possono inquadrare le tante barriere che ancora sussistono, e per un futuro architetto è davvero essenziale laddove si trovi a progettare, non solo edifici, ma anche le infrastrutture urbane.
Questo è sicuramente un caso in cui certi esperimenti hanno un senso che volge verso un fine concreto, al contrario di episodi in cui è stato fatto, nell’ambito anche di iniziative comunali, per “sensibilizzare” su cosa si provi muovendosi in sedia a rotelle, senza che ciò si traducesse in un qualche seguito costruttivo.

Personalmente auspico con forza che questo di Genova diventi un progetto su scala nazionale, e che tutti i futuri architetti sperimentino, non solo una tantum ma nel corso di un iter di insegnamento pratico sviluppato appositamente, quanto le barriere influiscano sulla qualità di vita di tantissimi esseri umani, e che si impegnino nel migliorare quella che è ormai un’emergenza. Questo si traduce con un'unica parola: COMPETENZA! Solo così si può sperare nella realizzazione di città a misura di tutti.

7 gennaio 2017

Quel gradino incivile



In questo post non parlerò di scuola ma del cosiddetto "tempo libero". Si chiama così il tempo che non si dedica agli impegni, familiari, scolastici o lavorativi che siano... un tempo da poter sfruttare liberamente per ciò che si desidera.
Peccato che, se hai una disabilità motoria, non si possa definire tale.
Nello specifico vorrei soffermarmi sul semplice e comune desiderio di poter fare shopping, in questo periodo particolare di saldi e quindi di acquisti convenienti.
Se viaggi in sedia a rotelle ti trovi nell’impossibilità di poter fare materialmente shopping a causa dell’inaccessibilità dei negozi. Devi accontentarti, tuttalpiù, di fare i soliti acquisti online... con il solito rischio di sbagliare taglia o di non poter apprezzare fisicamente la merce acquistata. Oppure, sempre che esista nella tua zona e ti sia possibile arrivarci, rinchiuderti in un caotico mega centro commerciale. Ebbene si, nel 2017 siamo ancora a lamentare questo fatto.
Anche lo shopping, dunque, si veste di discriminazione.
Eppure le normative ci sono: dalla legge 13/1989 e il decreto ministeriale 236/89 che già disponevano che i negozi prevedessero uno spazio accessibile per la fruizione di tutti, alla legge 104/92 che ne ampliava il campo di applicazione. Sembra però che, come purtroppo non di rado accade, una certa generalizzazione e ambiguità interpretativa permetta di aggirare la regola…
E così, a distanza di quasi trent’anni dal momento di quella presa di coscienza civile, siamo approdati al nulla di fatto. La stragrande maggioranza degli esercizi commerciali continuano a “conservare” le loro barriere architettoniche. Negozianti incuranti del fatto che la loro “furbata”, il loro essere riusciti ad aggirare una norma, li caratterizza per essere incivili e disattenti alle esigenze di tutti i potenziali clienti.
Quel gradino, quell’ostacolo che lascia fuori degli esseri umani, è talmente incivile che dovrebbe far vergognare già al solo aprire la saracinesca. Incivili e oltretutto nemmeno così dotati di spirito commerciale… una fetta di clientela è preclusa!
Un esercizio commerciale che si rispetti e che rispetti gli altri, quantomeno ha la disponibilità di una rampa mobile, ce ne sono di ogni misura, in alluminio, leggere e non costano cifre impossibili (mediamente 150 euro)!
E’ impensabile che una persona disabile debba portare con sè anche una rampa, complicato agganciarla ad una sedia a rotelle e impossibile da gestire autonomamente!
Bisogna anche pensare che molte persone con disabilità motoria scelgono sempre più spesso una sedia elettronica, che gli permette di muoversi più facilmente ma ha una diversa struttura, molto pesante, che non è possibile alzare manualmente. Dico questo affinchè si desista dall'orrenda consuetudine di "arrangiarsi" che alcuni esercenti commerciali pensano di poter fare, all'occorrenza.
Mi chiedo perché sia così difficile sensibilizzarsi al di là di qualsiasi norma scritta.
Cari negozianti, non ci sono giustificazioni a quel gradino! E non tralasciate di ottimizzare gli spazi per un miglior passaggio di tutti, non solo di una sedia a rotelle!
Iniziate da quel maledetto gradino: munitevi di una rampa ripiegabile da tenere in un angolo al bisogno, fate che tutti i vostri colleghi seguano l’esempio. Negozianti di abbigliamento, calzature o quant'altro, ma anche bar e ristoranti... Abbiate attenzione per chi desidera soltanto una vita il più normale possibile, che si attua anche potendo “girare” per negozi come fanno tutti.
Rendendo accessibile il vostro negozio ne guadagnerà l'intera società, oltre che voi stessi. "Accessibilità" si traduce in miglior qualità di vita per tutti!

7 maggio 2015

Il diritto di decidere per sé stessi




Vita indipendente, una cosa scontata per tutti meno che per le persone disabili.  Ma cosa significa “vita indipendente” per una persona disabile? Significa poter gestire la propria esistenza soddisfacendo tutti i bisogni necessari alla realizzazione di quella dignitá umana di cui tutti normalmente usufruiscono. 
Nel nostro Paese la legislazione vigente in materia, o meglio la sua applicazione, fallisce di fronte alla concretizzazione di questo fondamentale diritto. La libertà di scegliere come gestire la propria vita é una prerogativa imprescindibile dell'essere umano. Eppure allo stato attuale, chi ha un handicap non può realmente goderne. Infatti, oltre a subire una disabilitá generata dalla mancanza di accessibilità dei luoghi, viene “castrato” anche da uno Stato che sceglie per lui persino quegli aspetti considerati strettamente personali per chiunque altro. E che si avvale di persone che non conoscono affatto il problema. Le istituzioni “prendono in carico” e si pongono come “assistenti” dispensando una forma assistenziale definita illogicamente “diretta” quando in realtà finisce per compiere un lungo e depauperante percorso prima di arrivare, ridotta ad una manciata di ore, al diretto interessato. La stessa definizione utilizzata sulla carta, “Progetto di Vita”, suona inadeguata se rapportata a ciò che si verifica realmente. 
A questa “assistenza diretta” si affianca il fantasma dell’assistenza “indiretta” (per logica i due termini andrebbero invertiti, ma la logica di questo Stato e' di altro mondo), introdotta dalla Legge 162/98 con l’idea di garantire il diritto ad una vita indipendente alle persone disabili. Con questa inizia finalmente a farsi strada la figura dell’assistente “personale” (e non più “domiciliare”) assunto direttamente dall’interessato e con l’aiuto del quale quest’ultimo dovrebbe poter gestire la sua vita in base alle reali necessitá. Peccato che di fatto, in moltissime regioni e comuni italiani i servizi non siano in grado di rispondere a questi bisogni: nella loro erogazione ridotta ai minimi termini si compromette e vanifica il nobile fine di questa legge. La condizione di vita delle persone disabili resta un problema nazionale urgentissimo. In particolare, chi vive con un handicap motorio grave ha un carico enorme in più da subire e cosí i suoi familiari. C’é da dire che parlare di vita indipendente per chi si muove su una sedia a rotelle e deve scontrarsi con le barriere architettoniche presenti ovunque, diventa un controsenso. É per questa ragione che, laddove pare arduo risolvere nel breve termine un problema imponente come l’abbattimento massiccio di queste ultime, diventa necessaria una riorganizzazione funzionale che restituisca dignità a questa grossa fetta di popolazione. Determinanti sono l’impegno e la ferma volontà dello Stato nel far applicare e rispettare le leggi prodotte, altrimenti queste restano solo delle “buone intenzioni” con cui lastricare quel famoso, proverbiale “inferno”.

(C. Orecchini, articolo pubblicato sul mensile ViaVai)

3 marzo 2015

Della Disabilitá Motoria e Delle Barriere, architettoniche e mentali



Le barriere mentali esistono dall'alba dei tempi e ogni cambiamento di "pensiero comune" avviene nel corso di secoli, specialmente quando parliamo di pensieri e modi di essere radicati cosí tanto da coinvolgere la massa. 

Insomma, dobbiamo ammettere che partire dall'abbattimento delle barriere mentali, per combattere la discriminazione, richiede uno stravolgimento di ordine sociologico davvero incalcolabile e sicuramente non fruibile nell'immediato futuro. Senza nulla togliere alla sua indiscussa importanza, una goccia per volta fará pure il mare.
Questa premessa mi serve per esprimere il mio modesto modo di ragionare.
Credo che per lottare contro certe discriminazioni legate ai modi di pensare, sarebbe piú logico partire dalla strada strategicamente "piú breve", cioé da una causa pratica ed "evidente" che produca poi un effetto conseguente. Pensando alla disablitá motoria, la logica ci suggerisce di puntare molte piú forze sull'abbattimento delle barriere fisiche, architettoniche. Perché direte voi? 

Perché é un lavoro materiale, piú gestibile entro i nostri tempi umani (seppur lungo anch'esso) e perché avere delle cittá completamente accessibili significherebbe veder circolare autonomamente un numero significativamente piú grande di persone in sedia a rotelle, di vederle alle prese con le loro abilitá.

Quest'ultimo é quell'effetto "evidente" di cui parlavo: la gente non cambia i pregiudizi sulla base dei bei discorsi, la gente ha bisogno di abituarsi a vedere "qualcosa", a vederlo ogni giorno nella sua vita, prima di recepirlo come normalitá.
Vi risulta forse che si possa insegnare qualcosa piú in fretta con le parole, piuttosto che con l'esempio pratico?
Con tutto il rispetto per il lavoro culturale che stiamo facendo e continueremo fortemente a fare, anche perché la disabilitá non riguarda solo la "sedia a rotelle" ma é tante altre realtá, dico solo che dovremmo fare piú attenzione all'importanza della rimozione delle barriere architettoniche, non solo per una miglior qualitá di vita di chi non deambula o ha gravi difficoltá motorie, ma anche per il conseguente condizionamento mentale positivo che si innescherebbe gradualmente nella gente. 

E di cui potrebbe beneficiare la visione della disabilitá in generale.
Ecco, la mia riflessione di oggi vi invita a guardare la doppia valenza di questo aspetto.

11 dicembre 2014

Babbo Natale non ha la sedia a rotelle



Natale alle porte! Tutti galvanizzati, come ogni santo anno.
Natale alle porte! Ma alle porte di chi?
Di chi può muoversi liberamente forse, di chi può girare per negozi, attraversare la città...
Per altri quelle "porte" sono sinonimo di prigione.
No, non esagero.

Ho sognato un mondo senza disabilitá. Senza disabilitá non significa senza handicap. 
Bisogna ancora sottolineare questo concetto, purtroppo.
Un mondo senza disabilitá é talmente evoluto nel comprendere la normalità dell'handicap, da affrettarsi a rendere accessibile ogni luogo, a 360 gradi.
Che grande cosa non preoccuparsi più del "Dove vado e come ci arrivo!"

Nel mondo che ho sognato, l'umanità intera si risvegliava improvvisamente ad una consapevolezza illuminante, una specie di folgorazione che dava vita ad una presa di coscienza collettiva:

Ecco, da una città all'altra i Sindaci mettono in atto un caloroso passaparola. 

- "Ragazzi, forza! Ma vi rendete conto di quante persone siano private della loro libertà di movimento? E non per colpa di una malattia od un incidente ma per causa nostra! Ragazzi, che responsabilità immane abbiamo e non ce ne siamo mai resi veramente conto... 
Sempre a fare scarica-barile con qualche altra "entità" che avrebbe dovuto fare questo o quello!" 

- "Hai ragione amico mio, noi sindaci avremmo potuto attivarci molto prima e prendere tante iniziative a riguardo, cavolo! Se penso a quanta infelicità abbiamo prodotto... 
Esseri umani costretti a rinunciare a vivere come gli altri e con gli altri! E nemmeno siamo stati capaci di trasmettere qualcosa di buono alla società che rappresentiamo...
L'abbiamo spinta ad essere peggiore e a favorire questo schifo".

- "Lucro! E sulla pelle di chiunque fosse più debole. Abbiamo agito solo in nome di questo!"

Un tam-tam di commenti e scambi di pensiero, un'organizzazione mentale finalmente avviata verso l'agognata evoluzione. Sentimenti che emergono prepotenti dopo secoli di sepoltura, tonnellate di preconcetti e luoghi comuni e superficialità, pesanti come macigni. Che dico, come decine di Sfingi egizie accatastate una sopra all'altra. 

Ora, nuovi sentimenti che come fuochi d'artificio esplodono sopra, nell'aria più in alto. Colori nuovi. Un boato assordante che arriva ovunque, risvegliando tutti, da un capo all'altro del pianeta. 
Ecco il meraviglioso contagio, il batterio del benessere collettivo, il virus dell'apertura mentale che si insinua nel DNA di ciascun essere umano e lo trasforma...

Il coro dei Sindaci incalza, raggiunge ogni angolo del più nascosto paese e come un drago volante arriva fino alla soglia dei palazzi più importanti, quelli posti sulle montagne più elevate, abitati dai Signori Senza Coscienza. 
Il contagio é inarrestabile ormai e il soffio virale riempie anche le stanze dei gelidi Signori, senza risparmiarne alcuno. 

- "Non posso credere che siamo stati tanto crudeli!" 

- "Cielo, mi vergogno talmente tanto che non ho quasi il coraggio di togliere questa mia maschera... Per quanti secoli ho finto di interessarmi al bene della comunità e questa maschera rendeva tutto più facile! Cosa posso fare ora per rimediare?" 

- "Caro mio, dobbiamo riparare tutti i danni fatti a milioni di persone, gente a cui abbiamo rubato la vita e la libertà.. Li abbiamo fatti diventare "disabili", li abbiamo relegati ad una sotto-categoria umana, stracciando il loro diritto di vivere come gli altri"

- "E' vero, potevamo investire quella montagna di soldi che ci é passata tra le mani, tanti tanti soldi, potevano eliminare tutti quegli ostacoli... 
Invece abbiamo creato altre barriere che servivano a giustificare la nostra incapacità di fare Politica" 

- "Politica? Ohi, devo confessare che non ricordo bene il significato di questo termine... 
Tu, Arcibaldo, te lo ricordi?" 

- "Mmmh... Aspetta che lo cerco tra i testi filosofici... 
Ecco! Allora, il termine "politica" significa: arte di governare la città" 

- "Accipicchia! Peccato non esserselo ricordato prima.. Arte... 
Peccato non aver afferrato subito che la politica é una cosa semplice, fatta di problemi e soluzioni logiche nell'interesse di ogni singolo e della collettività..." 

- "Basta ciance! Al lavoro ora, non perdiamo altro tempo prezioso!"

- "Avvertiamo anche i banchieri, basta lucrare, investiamo nel benessere globale!!!"

Eccoli, finalmente tutti al lavoro. 
In questo tripudio di cervelli illuminati,  persino quei privilegiati comuni mortali baciati dall'abbondanza di denaro (meritata o meno), si attivano per dirigere i loro interessi verso molteplici iniziative filantropiche, con il fine e la consapevolezza di poter davvero cambiare il mondo. 
In meglio, stavolta.

Non esistono più persone disabili. 
Tutte persone abili. Libere di essere abili. 
Ciascuna con la propria preziosa peculiarità.

- "Ti ricordi che brutti tempi, quelli in cui c'era la disabilitá?"

Si. Erano i tempi in cui si sentivano spesso queste affermazioni:

- Non é di mia competenza.

- Non ci sono i fondi. 

- Non si possono adeguare le costruzioni esistenti, semmai occorre una legge per le nuove.
 (Ma le costruzioni vecchie? Sono tantissime, sono tutte barriere! A che serve pensare a nuove costruzioni ad hoc, senza provvedere ad abbattere gli ostacoli presenti nelle vecchie?).

- La Legge 104/92 a scuola? Si, ma poi ognuno deve adattarsela addosso.. 
Sa, la crisi... Le scuole poverine come fanno, dove li trovano i soldi per la rampa d'accesso alla palestra, eppoi la scala e' comunque troppo stretta.

- Le ore di sostegno sono un diritto costituzionale... 
Da conquistarsi regolarmente a colpi di udienze presso il Tar. 

- Mi spiace, il bagno non ha l'accesso per i disabili.
- Mi spiace, l'autobus non ha la pedana elevatrice.
- Mi spiace, con la sedia a rotelle non si può salire su questo treno.
- Mi spiace, se vuole chiamo il collega e la tiriamo su.

- Questo palazzo ha l'ascensore! 
... No, non va bene, ha un'entrata larga circa venti centimetri, nemmeno Jennifer Lopez ci passa, col suo lato B ingombrante.

- Al cinema? Certo, però lei sa che con la sedia a rotelle deve stare in prima fila.. Sa una questione di sicurezza.. (Ipocriti! Adeguate le sale, o metteteci i vostri figli in prima fila dove non si vede nulla).

- Il pullman con la pedana costa troppo signora, se vuole che suo figlio partecipi alla gita scolastica deve accompagnarlo lei..

- La pipí?! Santo Dio, trattienila fino a che torna l'assistente, non compete me aiutarti, lo sai.

- Io, come assistente specialistico diplomato, non posso alzare da solo il ragazzo. La mia schiena di giovane e forte fanciullo ne risentirebbe. Troppa fatica. Mi verrebbero le occhiaie e nel selfie di mezzogiorno non sarei abbastanza figo. Mi serve un assistente dell'assistente! 

- Attivitá sportiva per alunni disabili? Che roba é?

- La nostra spiaggia, certo che é accessibile! 
C'e' tutto, deve soltanto giocarsi a dadi l'unico Job a disposizione (per chi non lo sapesse: una sedia adatta al trasporto sulla spiaggia e in acqua). 
Ah, la pedana arriva fino a venti metri dal mare.. Contenta? Gli altri stabilimenti nemmeno ce l'hanno!

- Mi spiace, la palestra non é accessibile.

- Mi dispiace Alex, non puoi venire a casa mia, l'ascensore é troppo stretto.
- Mi spiace Alex, non puoi venire alla festa, ci sono troppi gradini da superare a casa mia.
- Lo passate a prendere voi Alex? - Si vabbé, ma poi come lo facciamo entrare in birreria, sai che culo, su e giù per tutta la notte, apri e chiudi la carrozzina..

- Ciao Manuel, sono Alex, che fai oggi.. Ci vediamo..?... Ah, ok.. Non fa nulla, capisco, ciao..
- Ciao Franci, sono Alex, usciamo un po' oggi?... Ah.. Si, si.. Fa nulla, ciao.
- Andate allo stadio? Dai, mi passate a prendere?... Perché? Ah, forse non ci andate più.. Ok.. Ciao..

- Mamma, perché non posso uscire ogni volta che desidero, andarmene in giro senza essere sempre dipendente da qualcuno..? Mi viene l'ansia, il fine settimana é un incubo per me, mi sento solo. 
Vorrei scendere con la mia sedia a rotelle, chissenefrega pazienza, l'ho accettata sta cosa, ma cavolo voglio almeno poterci girare ovunque.. Voglio salire, scendere, attraversare, correre, entrare, uscire... Voglio vivere come tutti, mamma. Anche sulla mia sedia a rotelle. Solo questo... Chiedo troppo?

- A signó, leva st'attrezzo dalle scale, che me dá fastidio e non me frega niente se serve pe' tu figlio.

- Aho', ma guarda un pó sti disabili quanti parcheggi c'hanno..

- Aho', c'hanno pure la pensione.. E l'accompagno!

- Mamma, ma se non riesco a trovare lavoro subito, potrò contare temporaneamente sulla pensione d'invalidità? - Tesoro, con duecentosettanta euro al mese non puoi farci granché..

- Signo' qua non ce pó parcheggia' se non c'ha il permesso sul cruscotto. - Lo so scusi, ma l'ho dimenticato e ho un appuntamento col medico tra cinque minuti... Lo vede che ho mio figlio qui e la sedia a rotelle dietro? - Nun ce posso fa niente signó, scarica tu figlio e vai a cerca` un parcheggio fuori.

- Carica-lo/Scarica-lo.

- La rampa é occupata da un'auto.

- Il parcheggio per portatori di handicap é occupato abusivamente.

- Il marciapiede é occupato da un'auto.

- Vigile! Sono tre giorni che il parcheggio é occupato abusivamente e lei sta facendo multe ovunque, meno che a quest'automobile.. Non dovrebbe farla portare via? Ma non l'ha vista!?! 

- Scusi, si rende conto che ha occupato abusivamente un parcheggio per portatori di handicap? 
- Embé.. Non c'era nessuno..

- Scusi, si rende conto che ha occupato abusivamente un parcheggio per portatori di handicap? 
- IO me metto dove me pare, a stronza, che vuoi litigá?

- Mamma, se gli altri sapessero quanto é difficile combattere ogni giorno, per qualsiasi cosa...
Anche per farsi accettare da loro.. Devi essere cento volte più simpatico, cento volte più accomodante, cento volte più coraggioso, cento volte più tollerante...

- Disabile = Gentile
- Disabile = Asessuato
- Disabile = Tranquillo
- Disabile = Innoquo

Mi fermo qua. Ma non é finita, la lista.

Sfortunatamente il sogno era solo tale, sono/siamo ancora in questa realtà.
La realtà degli stereotipi, delle contraddizioni, dei pregiudizi, del menefreghismo.
La realtá del "Vita mea, morte tua".
La realtá del potere prevaricatore e della logica del profitto personale.

La realtà delle barriere e della mancanza di libertà.

Vorrei che Babbo Natale avesse la sedia a rotelle, invece della slitta.
Cosí i bambini, le generazioni future, crescerebbero capendo cosa significhi non potersi muovere per colpa di barriere architettoniche presenti ovunque. Lo comprenderebbero nel loro semplice linguaggio: come ce li porta i doni Babbo Natale in sedia a rotelle, con tutti questi ostacoli lungo il cammino?


(Cristiana Orecchini)








8 novembre 2014

“Disabile”, un termine figlio della nostra mancanza di civiltà




In Italia non esiste una vera cultura della disabilitá. La cultura della disabilitá é il risultato di un processo evolutivo che nella nostra società non si é ancora radicato, come invece da molto tempo é avvenuto in altre parti del mondo. Una persona con disabilitá in Italia viene trasformata automaticamente in un cittadino di serie B. Trasformata, proprio così. Perché ciò che ancora non si é compreso o meglio non ci si impegna a capire, é che non si nasce “disabili”, ma é la struttura sociale a creare questa figura. Non si nasce disabili ma semplicemente si può incontrare l’handicap nella propria vita. É l’esistenza stessa ad avere insita questa possibilità, non siamo esseri perfetti e scevri da incidenti di percorso. Ciascuno di noi può trovarsi dall’oggi al domani a vivere una situazione di handicap. Persino in quella fase naturale della vita che chiamiamo “vecchiaia” si vive l’handicap. Ed anche un bambino piccolo, ancora incapace di muoversi autonomamente, in fondo sta vivendo un handicap ed ha bisogno di essere assistito rispetto al mondo che lo circonda. Se ci riflettiamo scopriamo moltissime situazioni dove ci scontriamo con una non piena efficienza fisica, seppur in modo temporaneo. Eppure quando vediamo una persona su una sedia a rotelle ancora ci sentiamo legittimati a provare sentimenti di diversità. In questo contesto voglio sottolineare specificamente l’handicap motorio, anche se il discorso abbraccia un senso più ampio e quindi ogni tipologia di “menomazione” fisica o mentale. Ma l’handicap motorio ha un ostacolo materiale aggiunto, oltre i limiti della mente ci si trova a lottare contro barriere fisiche, tangibili, che rendono la vita invivibile nella sua praticità quotidiana. Barriere che danneggiano l’esistenza di interi nuclei familiari. E in fondo, sarebbero le più facili da eliminare, nella concezione di un governo civile ottimizzato al benessere dei cittadini.
Ma la struttura mentale e sociale é talmente anestetizzata da farci vivere costantemente riflessi in una immagine distorta, in una realtà fittizia che mostra un’umanità votata all’inseguimento della perfezione fisica. Oserei dire pilotata in tal senso, tanto da sponsorizzare sistematicamente contenuti adatti ad esseri umani quasi bionici, sempre nel pieno delle proprie abilità.  E se negli ultimi anni, timidamente, si inizia a parlare di disabilitá presentando ai media questi extraterrestri di cui si conosce poco o nulla, é pur vero che spesso il messaggio risulta sbagliato. Si tende infatti a creare una risonanza eccessiva su vicende molto comuni, amplificando il concetto di diversità. Una persona che vive con l’handicap può conseguire una laurea, o scrivere un libro, oppure sposarsi, senza per questo essere protagonista di un evento sensazionale e di una conseguente scia di pietismo ipocrita.
Noi tutti siamo l’imperfezione, l’imprevedibilità’, il transitorio. Ma non ci piace e continuiamo a distaccarci dalla verità, a separarci dai nostri simili che testimoniano questa verità. La discriminazione nasce sottilmente, nei pensieri e nei gesti inconsapevoli. La discriminazione affonda le sue radici nella paura della realtà. La separazione risiede in quel pietismo che ci fa sentire tanto buoni ma che nulla di costruttivo possiede. E tutto ciò si riflette ovunque e ogni giorno nelle nostre città che non prevedono di includere anche chi ha incontrato l’handicap lungo la strada della propria vita. Le nostre città sono agglomerati senza rispetto alcuno per la nostra imperfezione e, di conseguenza, per noi stessi. Strutture e infrastrutture inaccessibili, uffici pubblici e negozi, luoghi di svago, strade e marciapiedi, abitazioni, mezzi di trasporto, ascensori e quant’altro possiamo aggiungere: tutte gabbie impossibili da raggiungere o (nel caso delle abitazioni) dalle quali poter uscire. E non sono certo quelle poche eccezioni che cambiano la qualità della vita generale. Non devono essere concessioni elargite per buonismo, si tratta di diritti fondamentali della persona, da rispettare e far rispettare. Ci sono delle Leggi precise che sottolineano e tutelano questo, eppure in Italia sembrano non bastare. Esistono trattati europei che sanciscono i principi dell’uguaglianza dei diritti e la nostra stessa Costituzione! Le barriere architettoniche vanno abbattute di pari passo con quelle mentali, in un processo evolutivo che deve mantenersi vivo e costante e deve essere una preoccupazione fondamentale per chi ci governa. Non si può pensare di “fare passi avanti” senza porre attenzione a questo aspetto della vita che fa parte del nostro DNA. Se oggi siamo efficienti, domani molto probabilmente non lo saremo e questo vale per tutti, anche solamente per il fatto naturale di dover invecchiare. E se intorno a noi le strutture sono diventate tutte accessibili, se il luogo dove viviamo é completamente e autonomamente fruibile, la qualità della nostra vita non risentirà così tanto del cambiamento fisico. Con un handicap si può nascere o si può acquisire nel corso dell’esistenza ma “disabile” ti fa diventare la struttura sociale, se ti toglie l’autonomia e la libertà di vivere come tutti. Il “disabile” non esiste come concetto in sé, viene creato da una società assente a sé stessa. É un termine figlio della nostra mancanza di civiltà, della nostra incapacità di valutare l’essere umano sempre e comunque come una risorsa e, sopratutto di permettergli di continuare ad esserlo in ogni circostanza.

(articolo scritto da Cristiana Orecchini per il mensile Viavai di Roma)

15 settembre 2014

L'ipocrisia dell'esonero dall'educazione motoria



Il nuovo anno scolastico inizia già con qualcosa che mi fa andare di traverso la salivazione. 
La faccio breve: mi si chiede di portare un certificato medico che attesti l'impossibilita' per mio figlio di frequentare la lezione di educazione motoria. Per evitare problemi, dicono loro. Evitare problemi a chi? Alla scuola evidentemente. 
Eh si, perché la scuola di mio figlio (come del resto succede in un istituto su cinque in Italia) ha una palestra inaccessibile. Quindi perché devo preoccuparmi io di portare una certificazione, che peraltro devo anche pagare, per esonerare mio figlio dall'ora di ginnastica? 
Se la palestra fosse accessibile lui potrebbe essere normalmente integrato in un programma di educazione motoria, e' un suo diritto. Qui non si tratta di idoneità agonistica ma di diritto allo studio e nello studio e' contemplata anche l'ora di educazione motoria. E nell'ora di educazione motoria e' implicito un valore altamente inclusivo.
Di nuovo vengono calpestati diritti fondamentali. 
Di nuovo viene fatto uno sberleffo alla Legge 104/92.
Ma perché devo appoggiare il dirigente scolastico in questo atteggiamento ipocrita e handicappante?
Mi dispiace ma non ci sto. Adesso preparo una bella lettera da lasciare al protocollo, altro che certificato medico. 
La facessero loro la certificazione, dichiarassero la verita': la mancanza di attenzione alla disabilita', l'incapacità di risolvere un problema di barriere architettoniche esistenti da decenni, in una scuola peraltro storica e in pieno centro della capitale.
Tutti i genitori in una simile situazione dovrebbero rifiutarsi immediatamente di sottostare a tale richiesta ingiusta. Appoggiarla significa dare un silenzio-assenso e continuare a promuovere una consuetudine disintegrante per i nostri ragazzi. 
Sono queste piccole battaglie personali che possono cambiare qualcosa...
La legge c'e', siamo noi che ci stanchiamo di farla rispettare, che preferiamo uniformarci a quegli schemi sbagliati che ci propinano per lassismo e menefreghismo.

28 marzo 2014

Quando i docenti perdono l'opportunitá di mettere in pratica l'integrazione



A volte i docenti non si rendono conto di perdere costantemente l’opportunitá di far parte attiva del grande e difficile processo di integrazione scolastica. Ma non di quella puramente demagogica, parlo di un’azione reale, consapevole e risoluta. Parlo di una scelta, di quella scelta con cui ogni giorno puoi aver occasione di scontrarti ed e’ proprio li, nell’azione successiva, che scatta la differenza fondamentale tra teoria e pratica, tra chiacchiere e “distintivo”.
Questa volta l’occasione l’ho offerta io, o meglio mio figlio l’ha preparata su un piatto d’argento e io c’ho messo la ciliegina finale…
A lei professoressa, che forse mai aprirà una pagina di questo blog, a lei abbiamo donato l’occasione di fare un gesto esemplare, uno di quelli di cui avremmo tanto bisogno in questa distratta società.
Lei, che inciampando in una delle tipiche mancanze dell’istituzione scolastica (e non solo) avrebbe potuto cogliere una possibilità di confronto costruttivo e di crescita e non lo ha fatto..
A lei che ha infilato il dito nella piaga banalizzando tutto…
I personaggi di questa storia? Una tipica uscita extra-scolastica promossa dalla docente di educazione fisica, una mazzetta di biglietti regalati dalla Federazione Nazionale Rugby e una classe con un alunno in condizione di disabilitá motoria. I biglietti sono tutti per l’accesso in Curva Sud dello Stadio Olimpico: chi ha a che fare con la disabilitá dovrebbe sapere che l’accessibilità e’ solo dalle Tribune. All’ultima ora la docente cade dalle nuvole e pare logico il sacrificio dell’alunno in sedia a rotelle. “Io non potevo sapere, la colpa e´della federazione..”
E’ vero, una federazione sportiva che regala i biglietti ad una scuola dovrebbe tener conto degli eventuali studenti disabili, verissimo. E per questo mi appello alle dirigenze affinché soddisfino anche i bisogni dei loro tifosi diversamente abili. O c'e' una serie B anche in questo? 
Tornando a noi, professoressa, lei, lei aveva comunque l’opportunità e la responsabilità di sottolineare il problema alla federazione stessa, perché non volerlo ammettere?
Le ho suggerito una chance, le ho chiesto di annullare l’uscita nel rispetto dell’uguaglianza e di organizzarne un'altra come si deve, e lei mi ha risposto che era assurdo scontentare una classe intera di fronte ad un unico alunno.. - “Ma come professoressa, allora non conosce la 104?” - “No, sinceramente no” - “Ecco quali sono gli errori di base, professoressa… Se lei conoscesse la legge 104/92 non farebbe mai un’affermazione del genere. Nel caso specifico infatti viene fatto prevalere il bisogno del singolo alunno in situazione di handicap, rispetto alla classe intera..” -
Lei, professoressa, ha continuato a difendere la sua opinione nonostante la citazione di legge e ha commentato la mia proposta come pura “follia”. 
Non mi sono arresa, e le ho fatto notare che in quel caso sarebbe stata una questione di scelta personale e la sua si dirigeva palesemente verso la discriminazione di mio figlio..
Apriti cielo! - “Voi la discriminazione ve la create da soli! Non avete buon senso!” -
Buon senso? Quanto mai ne dobbiamo avere NOI di buon senso? E quanti passi indietro dobbiamo fare in nome del VOSTRO buon senso?
Non cedo. “Lei non ha coraggio, professoressa. Questa e' la verità. Non ha il coraggio di compiere l’azione giusta… Almeno faccia una riunione con tutti i ragazzi, per parlare di quanto successo e per spiegare loro come si sarebbe dovuta gestire tutta la situazione. Un’occasione almeno per gettare qualche buon seme in questi ragazzi…E per non ripetere piú lo stesso errore" - “Va bene, ne parlerò in classe”.

E’ passato quasi un mese, professoressa, ma di quella riunione nulla si e' saputo.
Ci sono altre cose da fare, prima.
Ma noi dobbiamo avere il “buon senso” di aspettare, no?

27 aprile 2013

Studenti disabili e Università




L'art. 12 comma 2 della L.104/92 sancisce il diritto all'istruzione per le persone portatrici di handicap, e recita:  
"..E' garantito il diritto all'educazione e all'istruzione delle persone handicappate nelle sezioni di scuola materna, nelle classi comuni delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e nelle università..". 
Nel comma 3 si sottolinea la volontà di agevolare lo sviluppo delle potenzialità comunicative, relazionali e di apprendimento del soggetto con handicap e nel comma 4 viene sancito il diritto all'istruzione, a prescindere da qualsiasi difficoltà derivante dalla disabilità. 
Fatta questa piccola ma importante premessa, voglio soffermarmi  in particolare sugli studi di grado universitario. Gli ostacoli che incontra uno studente disabile (e la famiglia) nel suo percorso di studi, sono davvero estenuanti: barriere architettoniche, insegnanti di sostegno non specializzati o mancanti, ore di assistenza ridottissime e situazioni discriminanti varie, fanno si che troppo spesso questi studenti siano costretti a lasciare pur avendo delle ottime potenzialità. Insomma, anche se il trend è in crescita, l'università non è una scelta semplice per uno studente con disabilità ed è per questo che la laurea conseguita da una persona con handicap viene ancora vissuta dalla società come un evento straordinario. 
Ma i fortunati che riescono a concludere gli studi superiori e coraggiosamente vogliono iscriversi all'università, che scenario si trovano davanti?
Ancora tante barriere, sia rispetto ai servizi offerti che a quelle architettoniche.
Convegni, proposte e progetti di abbattimento, ma la realizzazione in molti casi tarda a venire.

In una lista redatta dal Sole 24 Ore vengono classificati i migliori atenei italiani dal punto di vista dell'attenzione alla disabilità, sia organizzativa che strutturale:
Al primo posto risulta il Politecnico di Milano, con gruppi di lavoro interni che intervengono in qualsiasi momento del percorso formativo, supporti tecnici e didattici, colloqui individuali, esonero tasse e contributi universitari.

Al secondo troviamo il Politecnico di Torino: tutors che affiancano lo studente in ogni attività didattica, burocratica o negli spostamenti. Borse di studio con possibilità di praticare vari sport gratuitamente e col supporto di istruttori specializzati, nonche' servizio di trasporto dedicato.

Al terzo ma sempre encomiabile posto, l'Università di Modena e Reggio Emilia, dove gli studenti disabili sono supportati da interventi sia economici che personalizzati in base al tipo di handicap. In questo articolo c'è un approfondimento su tutti i servizi e le agevolazioni erogate dall'ateneo.

Nell'articolo non è stata data rilevanza a La Sapienza di Roma, che sembra invece adoperarsi in ogni modo per garantire sia l'abbattimento delle barriere architettoniche che un'assistenza e supporto costanti. Qui è possibile reperire informazioni sull'immatricolazione degli studenti in situazione di disabilità, presso l'Università Roma Tre.


Secondo i dati più recenti del MIUR, le facoltà maggiormente scelte dai ragazzi disabili sono: Lettere e Filosofia al primo posto; seguono nell'ordine Giurisprudenza, Scienze della Formazione, Economia, Scienze Politiche.

Ed  ora vediamo quali università si sono aggiudicate tra gli ultimi posti della classifica: troviamo atenei del sud, come l'Università Partenope e l'Orientale (Napoli) e l'Università del Salento.
Si evidenzia quindi un grosso gap tra nord e sud.

Se poi andiamo a spulciare le classifiche a livello mondiale, l'Italia tutta è decisamente in declino per quanto riguarda la scuola/formazione e il livello di civiltà di un paese si misura anche da questo. 

Concludo sottolineando che non sono sufficienti le poche realtà italiane positive, occorre che in ogni città sia possibile il pieno accesso al corso di studi desiderato. Uno studente con disabilità non può spostarsi e organizzarsi "fuori sede" con la facilità degli altri, è quindi necessario che possa avere punti di riferimento più vicino possibile alla sua residenza.
L'attenzione alla disabilità dovrebbe essere una costante imprescindibile per ogni istituzione scolastica e a ancor più per gli atenei, simbolo del più alto grado di istruzione.
Chi è meritevole non può e non deve essere fermato da ostacoli discriminatori. E' cio' che sottolinea anche la nostra povera Costituzione.

8 dicembre 2012

Biglietti natalizi contro le barriere





Questi bigliettini per scrivere gli auguri natalizi nascono per supportare la battaglia contro le barriere, architettoniche e mentali. Sono piccole iniziative, ma dal piccolo a volte si arriva a cose più grandi...
Potete scaricarli gratuitamente cliccando su questo link, e stamparli comodamente dalla vostra stampante su un foglio A4.

Buon Natale!

20 ottobre 2010

Barriere architettoniche COSA FARE


 

dalla Legge Quadro sull'Handicap (104/92)

La legge afferma che per le opere realizzate in modo difforme dalle norme e tali da non poter essere utilizzate da persone con handicap, sono dichiarate inabitabili e inagibili.
"Il progettista, il direttore dei lavori, il responsabile tecnico degli accertamenti per l'agibilità o l'adattabilità ed il collaudatore, ciascuno per la propria competenza sono DIRETTAMENTE RESPONSABILI. Essi SONO PUNITI con l'ammenda da 5.000 a 25.000 euro e con la sospensione dai rispettivi albi professionali per un periodo compreso da uno a sei mesi.

TUTTI GLI EDIFICI PUBBLICI PROGETTATI, COSTRUITI O RISTRUTTURATI DOPO L'11.08.89 DEVONO RISPONDERE AI REQUISITI DI ACCESSIBILITA', visitabilita', adattabilita'.

CHIUNQUE PUO' FARE ESPOSTO ALLA MAGISTRATURA, BASTA SCRIVERE UNA LETTERA INDICANDO L'EDIFICIO, LE BARRIERE RISCONTRATE E POSSIBILMENTE LE LEGGI NON RISPETTATE. L'ESPOSTO VA INDIRIZZATO ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA E PORTATO ALLA STAZIONE DEI CARABINIERI PIU' VICINA.
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