28 maggio 2011

Le regole di un bravo insegnante di sostegno


Sono diversi i siti che trattano la disabilità e l'integrazione scolastica, ma il mio punto di riferimento maggiore è quello di Educazione&scuola. Nel forum trovo sempre nuove risposte ai miei dubbi e imparo qualcosa in più. I quesiti trattano le situazioni più disparate e le risposte di Salvatore Nocera e Rolando A. Borzetti sono pregne di importanti riferimenti alle leggi che tutelano questa materia. Molto istruttivo e utile, lo raccomando ai genitori che vogliono seriamente iniziare a cambiare la loro posizione incerta e combattere per il diritto allo studio dei loro figli.

Oggi, mentre navigavo sul sito, ho letto questo "consiglio" postato per un insegnante di sostegno, che chiedeva quali fossero i suoi diritti e i suoi doveri di docente. Credo sia necessario un sano copia-incolla, perchè nella risposta, vi è un pensiero profondissimo e dettato da grande competenza. Un regalo per tutti gli insegnanti di sostegno, fatene tesoro.

Le regole di un bravo insegnante di sostegno

"Non dire mai: 'Non c'è niente da fare' solo perché sembra che le risposte non ci siano mai: talvolta le risposte non sono "riconosciute" da noi; tra i linguaggi non verbali (ai quali tutti ormai riconosciamo dignità e diritto, ma non abbiamo ancora sviluppato sensibilità sufficiente per "sentirli") c'è anche un battito cardiaco più o meno accelerato, l'irrigidimento del corpo o la distensione, una mano che si lascia prendere invece di ritirarsi, ecc.

Inconsciamente, nonostante l'accettazione della diversità, abbiamo posto a quest'ultima dei limiti, delle caratteristiche oltre le quali non andare: ci e' ancora così poco familiare l'idea che solo da un gesto o da uno sguardo appena accennato e apparentemente senza significato, emerga un soggetto che ha pari dignità e diritti (all'educazione ma anche alla ascolto, al rispetto, alla sessualità, alla "crescita" ecc.)
Accettare di non conoscere:
Serve l'umiltà di dire "non sappiamo": sulla gravità, su certi modi di essere al mondo. All'educatore non può essere sufficiente il sapere della medicina: è necessaria, talvolta contro le "certezze", la pedagogia della speranza, della scommessa. Forse per ogni essere umano, nessuno escluso vale la pena di ricordarsi che l'aspettativa negativa cerca la conferma di sé stessa, aprendo la strada ad una profezia che si auto avvera.
E viceversa.
Accettare di non sapere:
Spesso anche per amore, per cura, si ha l'affettuosa arroganza di sapere che cosa è meglio per un bambino/a che non può far sapere niente di sé: allora pensiamo noi che cosa e' giusto, comodo, necessario al suo relativo benessere, scegliendo luoghi , tempi, persone, ecc.
E' vero, si dirà che ciò avviene per tutto ciò che riguarda l'infanzia, ma esiste una possibile identificazione e soprattutto, se si vuol osservare, si può scoprire il benessere, il malessere, l'insoddisfazione, il disagio, in tanti segnali che ormai conosciamo.
Più difficile è intravedere tali sentimenti, in persone che non dispongono di forme convenzionali di comunicazione e/o di risposta agli stimoli".

(da: www.edscuola.it)

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"Per migliorare le condizioni dei minori in situazione di handicap, prima di predisporre ulteriori leggi occorre applicare completamente quelle attuali, magari dotandole di adeguati strumenti e collegandole con una prassi amministrativa più attenta alle loro esigenze" (D. Massi)
"Ogni bambino ha la sua singolarità, è un corpo e una mente originale rispetto a tutti gli altri; il normodotato, però, ha una originalità che sta dentro a una certa fascia, ad un certo standard, mentre il bambino diversabile se ne allontana. " (V. Gullotta)

"..la convinzione che si può fare sempre qualcosa di più dovrebbe essere sempre la prima preoccupazione di tutti coloro che, per qualsiasi motivo, entrano in relazione con i nostri figli.."

‎..."Quando Einstein, alla domanda del passaporto, risponde 'razza umana', non ignora le differenze, le omette in un orizzonte più ampio, che le include e le supera. È questo il paesaggio che si deve aprire: sia a chi fa della differenza una discriminazione, sia a chi, per evitare una discriminazione, nega la differenza". (G.Pontiggia)

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