12 febbraio 2013

Educazione fisica e disabilità, l'inclusione scolastica passa anche attraverso l'ora di "ginnastica"


E' notizia recente la direttiva del governo Obama che determina il diritto all'attività sportiva nelle ore scolastiche anche per gli studenti disabili. Già nel 1973, con il Rehabilitation Act e l’Individuals with Disabilities Education Act, Washington impose un' educazione pubblica  senza discriminazioni, punendo le scuole che avessero escluso gli studenti con disabilità con l'interruzione dei fondi pubblici. Ora Obama mette l'accento in particolare sullo sport, come  parte imprescindibile della piena integrazione scolastica. Nello specifico viene ordinato alle scuole di mettere in condizione i propri studenti disabili di partecipare finanche alle gare sportive e di avere un programma specifico, adattato ai vari casi. Badate bene che si parla di un "ordine" perentorio e non di vaghe linee guida.
In una nota su Facebook, parlai di un interessante programma di una scuola francese, che integrava perfettamente gli alunni costretti su sedia a rotelle.
Sono notizie che amplificano ancora di piu' la differenza con il sistema scolastico italiano, dove lo sport è considerato  inaccessibile ai disabili. Grave, gravissimo stereotipo di comodo... Sicuramente per evitare i costi degli adattamenti e dell'eliminazione delle barriere architettoniche presenti nelle scuole, ma anche la mancanza di specializzazione, di aggiornamento in tal senso da parte degli insegnanti competenti. In parole povere non esiste assolutamente una cultura dello sport nella disabilità e i pochi successi non fanno testo, ai fini del cambiamento radicale della mentalità. Cosa fare allora? La prima cosa, come in tutte le battaglie per l'integrazione, è iniziare noi stessi, noi che viviamo la disabilità sulla nostra pelle o attraverso i nostri cari, noi soprattutto dobbiamo cambiare mentalità. Non lasciamoci intimorire dagli stereotipi e pregiudizi generali e pretendiamo il meglio per loro. Pretendiamo tutte quelle cose che fanno bene a loro. Lo sport è una di queste, non sottovalutiamolo e non lasciamo che i nostri figli vengano "parcheggiati" durante l'ora di educazione fisica. Per esperienza purtroppo, ho constatato che spesso sono i genitori stessi che presentano a scuola la dichiarazione di esonero dalle attività fisiche dei propri figli, convinti che sia la soluzione piu' ragionevole. Invece nulla di piu' sbagliato. Per tutti, anche per i piu' impossibilitati nei movimenti, si puo' programmare un percorso personalizzato anche minimo ma preziosissimo, con la collaborazione ad esempio tra l'insegnante e il fisioterapista. Pretendetelo e durante il GLH operativo fatelo inserire nel PEI, come parte integrante della formazione del vostro ragazzo. I benefici che puo' trarne sono davvero impensabili: fisici, psichici e intellettivi. Senza contare l'aspetto ludico, in cui sono già tanto penalizzati soprattutto i ragazzi con problemi motori e di deambulazione. Le società sportive rivolte alla disabilità sono rare se non inesistenti e gli spostamenti per chi vive la realtà di una sedia a rotelle sono oggettivamente difficili, quindi almeno la scuola deve provvedere ad integrare questo aspetto importante nel percorso formativo degli studenti disabili.
Facciamoglielo fare questo salto in avanti, iniziamo noi a pretenderlo, anche solo non esonerandoli dall'ora di "ginnastica" ma costringendo la scuola a trovare un adattamento adeguato e inclusivo. E' il loro lavoro!!

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"Per migliorare le condizioni dei minori in situazione di handicap, prima di predisporre ulteriori leggi occorre applicare completamente quelle attuali, magari dotandole di adeguati strumenti e collegandole con una prassi amministrativa più attenta alle loro esigenze" (D. Massi)
"Ogni bambino ha la sua singolarità, è un corpo e una mente originale rispetto a tutti gli altri; il normodotato, però, ha una originalità che sta dentro a una certa fascia, ad un certo standard, mentre il bambino diversabile se ne allontana. " (V. Gullotta)

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‎..."Quando Einstein, alla domanda del passaporto, risponde 'razza umana', non ignora le differenze, le omette in un orizzonte più ampio, che le include e le supera. È questo il paesaggio che si deve aprire: sia a chi fa della differenza una discriminazione, sia a chi, per evitare una discriminazione, nega la differenza". (G.Pontiggia)

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