23.5.11

L'importanza della matematica per gli alunni con disabilità



Ho sempre odiato la matematica, quando ero a scuola. Mi rifiutavo totalmente di avvicinare i miei neuroni a qualsiasi cosa avesse la sembianza di un numero.
I problemi erano il mio incubo notturno peggiore, per non parlare dei compiti in classe...
Credo sia un fatto molto comune, sono rari come i quadrifogli, i geni della matematica... quelli che consegnano il compito a velocità mostruosa, quando tu ancora sei a malapena alla comprensione della domanda.
Col tempo, chissà come, ho imparato ad apprezzare la materia...
Però mai e poi mai, avrei immaginato di poterla elevare alla massima potenza..!
Perchè è proprio questo che sto per fare, alla luce di personali ricerche, mosse dall'esigenza di salvare mio figlio dalle grinfie di un'insegnante di sostegno, pericolosamente convinta di essere tale (senza specializzazione, senza cuore e senza attività cerebrale). Dopo questo commento, mi sento però in dovere di bilanciare, ringraziando tutti quegli insegnanti meritevoli, che si dedicano al loro lavoro con passione e competenza. Preziosi.
La matematica per un ragazzo con disabilità, può essere una cosa davvero aliena, se non approcciata da un docente più che volenteroso di intraprendere un percorso lungo e complesso... Per loro non è solamente una questione di numeri e regole da imparare e applicare.
La matematica ha un'importanza che va al di là dell'utilità immediata, rappresenta un potente strumento di interpretazione della realtà. Certe nozioni, direttamente o indirettamente, contribuiscono a migliorare la qualità della vita quotidiana, sono un allenamento al senso critico, al ragionamento... La geometria, ancor più per un ragazzo con grave disabilità motoria, può servire all'educazione della visione e dell'organizzazione spaziale. Non si può precludere un tale beneficio ad un alunno, solo perchè si ritenga abbia dei limiti nell'apprendimento. Ne va di mezzo la sua piena integrazione sociale.
Io credo che quei limiti possano essere superabili, così come descritto nel bellissimo libro "Insegnare la matematica a studenti disabili" (Contardi-Pertichino-Piochi), che esamina appunto, il senso del "fare matematica" e la sua utilità ai fini della crescita della persona. Il libro può essere un valido e pratico spunto per gli insegnanti che desiderino confrontarsi con metodiche frutto di una grande esperienza nel settore, ma anche un'utile lettura per i genitori che vogliano capire qualcosa in più sulle dinamiche di apprendimento dei loro figli.
Segnalo anche, gli importanti risultati del Convegno Nazionale "Matematica e difficoltà", indetto dal Grimed, dove emerge quanto sia indispensabile riferire le difficoltà ad abilità separate: orientamento spazio-temporale, componenti logico-operatorie ecc..
Si rileva ancora, quanto la disgrafia e la difficoltà di orientamento spazio-temporale (tipica p. es. della tetraparesi spastica infantile), interferiscano gravemente con la possibilità di comprensione dei numeri e con la possibilità di utilizzare procedure logico deduttivo e, di quanto sia importante per un docente avere queste conoscenze, affinchè possa elaborare un programma personalizzato e valido.
Concludendo, ma solo per ora, è indubbio che entrare in quest'ottica possa essere molto impegnativo e complesso, lontanissimo da un insegnamento fatto solo di "programmi" da chiudere a fine anno... Ma ha in sè qualcosa di impagabile: la soddisfazione di aver contribuito a costruire la cosa più importante per una persona. La sua autonomia.

(foto:radiortm)

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