2 luglio 2016

l'Educazione sentimentale


Oggi desidero affrontare un argomento che, a parer mio, è imprescindibile per la realizzazione di una società veramente inclusiva ed è quanto mai alla base di tutto ciò che ruota attorno all'integrazione scolastica: l'educazione affettiva. 
Ci rapportiamo ogni giorno con vicende che restano inspiegabili, che vanno oltre qualsiasi umanità e qualsiasi contesto sociale, fatti che testimoniano tristemente quanto il rispetto per "l'altro" sia un valore in via di estinzione. E' fin troppo evidente come questa cultura odierna, che diffonde "l'io" come valore assoluto e prevaricatore su tutto ciò che è diverso, stia distruggendo le fondamenta della comunità. I giovani, anche giovanissimi, non riconoscono la diversità come ricchezza, laddove gli adulti non sono stati più capaci di trasmettere alcun sano valore. 
Ecco come, nelle classi dove siano inseriti alunni con disabilità, possano prendere corpo truci vicende di bassa discriminazione, di cattiveria pura, dove nessuna empatia per "l'altro" si manifesti a frenare tali comportamenti. Le soluzioni, nell'immediato, spesso si prospettano dei palliativi; le stesse leggi sono mere parole se non si agisce ancor più in profondità. In questo senso l'introduzione nelle scuole dell'ora di educazione sentimentale potrebbe avere un ruolo significativo, nel lungo termine.
La campagna #1oradamore ha raccolto, attraverso Change.org e l'associazione daSud, le firme necessarie alla realizzazione dell'iniziativa, voluta da tanta gente. E lo scorso 27 giugno questa idea nata dal basso è finalmente approdata in Commissione istruzione e cultura della Camera dei deputati, per essere discussa. Certo, l'iter è ancora lungo, ma la prima tappa può definirsi davvero storica.
Ci si chiede cosa abbia di diverso l'educazione sentimentale da quella sessuale. Moltissimo, perché non si parla di rapporti fisici, ma di quelle relazioni umane che, in un contesto sempre più virtuale e viziato, hanno bisogno di un nuovo approfondimento. La difficoltà che le ultime generazioni hanno nel relazionarsi in maniera sana con i loro coetanei, la mancanza di empatia, di solidarietà, che sfociano troppo spesso in quei casi di bullismo che tristemente riempiono la cronaca, testimoniano l'urgenza di un intervento sul fronte preventivo, educativo. Lo stesso fenomeno del femminicidio può avere le sue radici nei peggiori stereotipi sociali, dove le famiglie hanno un ruolo importantissimo. Ma là dove le famiglie possono fallire, ecco che il supporto della scuola diventa prezioso. Nel luogo dove i ragazzi passano la gran parte delle loro giornate, è più logico avviare delle strategie mirate ad un cambiamento culturale che possa sperare di restituire alla società degli individui emotivamente integri, capaci di provare sentimenti sani, di comprendere e rispettare le differenze. Non sarà semplice abituare questi giovani, così avvezzi ai new media ma così poco ai contatti umani, all'idea di dover essere educati al “sentimento”, ma già esistono realtà di successo in diverse scuole italiane. E visto che, in primis, dovranno essere formati gli insegnanti, un po' di cultura dell'affettività farà senz'altro bene a tutti.

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"Per migliorare le condizioni dei minori in situazione di handicap, prima di predisporre ulteriori leggi occorre applicare completamente quelle attuali, magari dotandole di adeguati strumenti e collegandole con una prassi amministrativa più attenta alle loro esigenze" (D. Massi)
"Ogni bambino ha la sua singolarità, è un corpo e una mente originale rispetto a tutti gli altri; il normodotato, però, ha una originalità che sta dentro a una certa fascia, ad un certo standard, mentre il bambino diversabile se ne allontana. " (V. Gullotta)

"..la convinzione che si può fare sempre qualcosa di più dovrebbe essere sempre la prima preoccupazione di tutti coloro che, per qualsiasi motivo, entrano in relazione con i nostri figli.."

‎..."Quando Einstein, alla domanda del passaporto, risponde 'razza umana', non ignora le differenze, le omette in un orizzonte più ampio, che le include e le supera. È questo il paesaggio che si deve aprire: sia a chi fa della differenza una discriminazione, sia a chi, per evitare una discriminazione, nega la differenza". (G.Pontiggia)

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