19 maggio 2011

Vivere con l'handicap: la "lentezza" come gesto d'amore




Il mondo va di fretta, troppo di fretta.. i gesti sono sempre più in serie, mancano di riflessione e attenzione. Ogni respiro è consacrato all'ansia: di prestazione, del futuro, di confronto con gli altri..
Così la disparità tra il mondo "normodotato" e quello "disabile" si fa ancora più drammatica e, più violenta se si tratta di ragazzini da consegnare alla vita.
In mezzo a tanta frenesia, il tetraplegico è un piccolo alieno, un essere lento nei movimenti, che ha bisogno di tempo e spazio per ogni spostamento. Che ha bisogno di un'altro che lo aiuti, con lentezza e con sentimento, nei suoi gesti.
Ciò che noi diamo per scontato ed automatico, per loro significa nuovo apprendimento e una messa in pratica lenta e costante.
Una voce alta all'improvviso, un grido d'incitazione tipo: "svelto!", li fa sussultare o letteralmente saltare sulla loro sedia..
Ma purtroppo c'è sempre fretta. Cosi, spesso la loro giornata inizia con uno "sballottamento" per vestirli, un'altro per farli salire in macchina o portarli a scuola, un'altro durante la loro igiene personale e così via...
Più che accuditi, sono sballotati... Da operatori frettolosi di rientrare a casa loro, da insegnanti frettolosi che devono ultimare il loro programma ammuffito e statico, da padri frettolosi che non riescono a gestire i loro impegni in base alla realtà del loro figlio...
Mi capita ogni giorno di assistere a questo film... E posso fare ben poco, non ho scelta. Questo aiuto mi viene propinato, questo poco tempo mi "vendono" e questo sono costretta a prendere. Ma quanto vorrei poter dire: "Basta! Faccio tutto io, lo tocco solo io mio figlio!"
Prenderli, buttarli sul letto e vestirli di corsa, senza attenzione al piede che si storce mentre si infila una scarpa, senza preoccuparsi di come si sentano nel loro corpo sballottato di qua e di là, a cosa è servito..? Ad aiutarmi..? No, grazie, vergognatevi.
A chi di competenza, suggerirei di istituire un "Corso di Lentezza" per operatori, insegnanti, genitori in carriera e frettolosi in generale. Da fare obbligatoriamente prima di venire a contatto con persone che hanno queste patologie.
E si, perchè la lentezza, il tempo per una carezza tra un gesto e l'altro, il tempo di far sentire il proprio contatto fisico mentre si accudisce un ragazzino, è troppo importante. E non si compensa con niente altro.
Il tempo si può e si deve trovare. Si "taglia" qualcos'altro, semmai, ma non i gesti d'amore, che richiedono necessariamente tempo e.. lentezza. Si taglia qualcos'altro, non la QUALITA' del tempo.

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"Per migliorare le condizioni dei minori in situazione di handicap, prima di predisporre ulteriori leggi occorre applicare completamente quelle attuali, magari dotandole di adeguati strumenti e collegandole con una prassi amministrativa più attenta alle loro esigenze" (D. Massi)
"Ogni bambino ha la sua singolarità, è un corpo e una mente originale rispetto a tutti gli altri; il normodotato, però, ha una originalità che sta dentro a una certa fascia, ad un certo standard, mentre il bambino diversabile se ne allontana. " (V. Gullotta)

"..la convinzione che si può fare sempre qualcosa di più dovrebbe essere sempre la prima preoccupazione di tutti coloro che, per qualsiasi motivo, entrano in relazione con i nostri figli.."

‎..."Quando Einstein, alla domanda del passaporto, risponde 'razza umana', non ignora le differenze, le omette in un orizzonte più ampio, che le include e le supera. È questo il paesaggio che si deve aprire: sia a chi fa della differenza una discriminazione, sia a chi, per evitare una discriminazione, nega la differenza". (G.Pontiggia)

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