8 febbraio 2017

Legge delega sostegno, un calcio all'integrazione



credits:erasmus student netw

La legge delega Sostegno (107/2015) approvata dal Consiglio dei Ministri a metà del gennaio scorso è una vera e propria bomba scagliata su decenni di battaglie fatte per il diritto allo studio e l'inclusione dei ragazzi con disabilità.
Un testo che va a depotenziare notevolmente quella legge 104/92 così chiara e lineare, costruita realmente con la volontà, sacrosanta, di restituire diritti e dignità a quegli studenti che vivono una condizione di handicap fisico o mentale. 

Le deleghe di questa recente riforma sono contenute in una serie di atti: n. 377 (formazione iniziale); n. 378 (sostegno e inclusione); n. 379 (istituti professionali); n. 380 (infanzia – sistema integrato 0-6 anni); n. 381 (diritto allo studio); n. 382 (valorizzazione patrimonio); n. 383 (scuola italiana all'estero); n. 384 (certificazione competenze ed esami di stato).

Sono tanti i punti da rivedere e coinvolgono non solo gli studenti ma anche gli insegnanti e le famiglie. In particolare gli atti 378 e 384 sono oggetto di un'autentica rivolta che vede riunite associazioni, gruppi di famiglie e di docenti: la Rete dei 65 movimenti per il sostegno ne chiede il totale ritiro in favore dei principi inalienabili della Legge 104/92. A tal fine è stato redatto un documento che sarà base di confronto con il Parlamento. Il 23 febbraio prossimo è stato organizzato un presidio davanti Montecitorio.

Con la delega 378 viene innanzitutto istituito un gruppo territoriale (GIT) con sede presso gli USR, composto da due dirigenti scolastici e due docenti scelti dal dirigente dell'USR, che si evidenzia come un organo slacciato dal contesto vicino alle reali necessità degli studenti. I GIT faranno sparire tutti quei gruppi di studio, lavoro e stesura del PEI finora presenti all'interno delle istituzioni scolastiche. Tutto in nome della “razionalizzazione” delle risorse, ma quei limiti disponibili”, in questo contesto, sono un principio riconosciuto illegittimo anche dalla Corte costituzionale in una sentenza, la 80/2010, che pone chiaramente come priorità il diritto allo studio dei ragazzi disabili rispetto ad un mero meccanismo di risparmio.  
Inoltre, con la 378 vengono gravemente esclusi dal percorso integrativo di questi studenti sia le famiglie che i servizi socio-sanitari. Che senso può avere un PEI privato di quelle figure fondamentali nell'organizzazione di un programma individualizzato? 

Esaminando l'atto 384, in riferimento agli esami di stato, troviamo un'altra sorpresa: viene sostanzialmente negata la licenza media a quegli studenti non in grado di sostenere prove equipollenti a quelle ordinarie. A loro sarà concesso un attestato di credito formativo. Tutto il sistema che fino ad oggi era stato studiato per tutelare gli studenti con handicap, basato su prove adeguate che ne considerassero il potenziale, per poter raggiungere ugualmente l'obiettivo della licenza, crolla miseramente. Quegli obiettivi minimi che permettevano giustamente di avere una programmazione equiparabile a quella di tutti gli altri studenti, non esisteranno più. In tal modo si delinea un percorso formativo di livello inferiore e questo è un calcio all'integrazione, un ritorno alla “separazione”, alla ghettizzazione di tanti ragazzi che hanno una disabilità, alla privazione di una possibilità nel loro futuro.

Da sottolineare il fatto che questa riforma non valuta lo studente disabile in base alle sue necessità relazionali e sociali, ma dal punto di vista strettamente medico. La persona, non più persona ma "patologia".

Già di fronte a tali evidenze, senza voler entrare in altri particolari discutibili relativi alle deleghe di cui sopra (continuità scolastica, sostegno adeguato, formazione docenti, qualità scolastica, ecc.), si è scatenato il dissenso dei diretti interessati che, su vari fronti, stanno facendo leva affinché il decreto venga modificato nei punti evidenziati, e laddove si leda fortemente lo spirito della legge cardine dell'integrazione scolastica siano ritirati totalmente gli atti.

In particolare vorrei segnalare l'incontro, organizzato il prossimo 10 febbraio a Roma (via Giacomo Peroni 452, dalle 11.30 alle 14.30) dalla dottoressa Evelina Chiocca, che vedrà insieme genitori e insegnanti per discutere in particolare dei decreti 378, 384, 377. Tramite la pagina Facebook dell'evento “Sostegno 378”, sta partendo una seconda iniziativa per recarsi a Sanremo ad attenzionare l'opinione pubblica su ciò che accadrebbe se i decreti fossero approvati senza le opportune modifiche.

Quando ci sono di mezzo dei diritti personali inalienabili non si possono costruire leggi basate su criteri “contabili” e come tali disumani. Pare assurdo che dei rappresentanti politici possano partorire simili concezioni di integrazione, come se un essere umano si potesse ridurre ad una operazione matematica, dove peraltro prevale la “sottrazione” e la “divisione”.
Queste recenti riforme continuano ad abusare dei termini “integrazione”, “inclusione”, “sostegno”, dove è evidente la mancanza di comprensione profonda della sofferenza che si cela dietro a delle conquiste raggiunte dopo decenni di discriminazione e che, ancora oggi, faticano a farsi valere nonostante una legge concepita perfettamente, la 104/92, che basterebbe tutelare e far applicare, sempre.

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"Per migliorare le condizioni dei minori in situazione di handicap, prima di predisporre ulteriori leggi occorre applicare completamente quelle attuali, magari dotandole di adeguati strumenti e collegandole con una prassi amministrativa più attenta alle loro esigenze" (D. Massi)
"Ogni bambino ha la sua singolarità, è un corpo e una mente originale rispetto a tutti gli altri; il normodotato, però, ha una originalità che sta dentro a una certa fascia, ad un certo standard, mentre il bambino diversabile se ne allontana. " (V. Gullotta)

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‎..."Quando Einstein, alla domanda del passaporto, risponde 'razza umana', non ignora le differenze, le omette in un orizzonte più ampio, che le include e le supera. È questo il paesaggio che si deve aprire: sia a chi fa della differenza una discriminazione, sia a chi, per evitare una discriminazione, nega la differenza". (G.Pontiggia)

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